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“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 3, Scommesse

“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 3, Scommesse

Appunti di viaggio di Coach Lino Frattin e la sua esperienza nella Liga Nacional de Baloncesto Profesional alla guida del Club Correcaminos UAT, tra il 2016 e il 2017.
Capitoli precedenti: Cap. 1Cap. 2

Seconda partita contro le Pantere di Aguacalientes. Iniziamo malissimo, e prendiamo subito 15 punti. Li porteremo con noi fino alla fine, perdendo poi di 17. Giochiamo comunque in nove, senza due giocatori, un americano ed un messicano che avevano giocato la prima partita.
Dopo la prima partita, con una scusa (uno di loro doveva firmare dei documenti, l’altro doveva prelevare dei valori da casa propria), questi due sono andati a Città del Messico, per giocare il giorno seguente, in un torneo a quattro squadre dove venivano pagati ed erano ammesse scommesse. Né io né i dirigenti del Club avevamo dato il permesso di lasciare la squadra. Grazie ad amici messicani, siamo venuti a conoscenza delle loro vere intenzioni, quasi immediatamente.
Dopo un giorno e mezzo, si sono presentati al pranzo del sabato, con grande “nonchalance”, desiderosi di giocare la seconda partita contro Aguacalientes.
In merito alla questione, il Club mi ha dato pieni poteri, e nel rispetto degli altri nove giocatori, che si sono preparati insieme per la seconda partita, ho comunicato, prima di entrare negli spogliatoi, che i due “fuggitivi” non si sarebbero cambiati e non avrebbero giocato la partita. Per molti è stato uno shock, ma per quanto bravi, ci sono le regole di squadra da rispettare.
Io non so come reagiranno i due, ma ho guadagnato il rispetto del resto della squadra.

Dopo la partita, sosta veloce in una “taqueria” (ormai sapete cos’è) e ritorno in pullman. Dopo il lungo viaggio, il ritorno al mio hotel avviene alle 8.15. Provo a dormire qualche altra ora, ma il fuso orario con l’Italia mi gioca contro.
Infatti, le sette ore di differenza, fanno sì che chi mi chiama dall’Italia all’ora di pranzo, mi trova spesso ancora tra le lenzuola. Alcuni messaggi e telefonate (per convenienza, sempre via Whatsapp) mi tengono sveglio per un pochino, ma poi riesco finalmente a riposare.
La giornata di riposo, termina con l’ennesima cena con Luis, parlando di come poter far migliorare la squadra, nel poco tempo a nostra disposizione.
Lunedì mattina, incontro con il General Manager per la questione dei due “fuggitivi”. L’idea iniziale di terminare il loro contratto con il Club, lascia spazio ad una sanzione disciplinare (multa), visto il poco tempo per trovare altri giocatori, prima delle importanti partite del week end.

Lunedì sera allenamento, senza Luis, impegnato con la sempre presente burocrazia messicana, in relazione al suo visto di permanenza. Mi danno le chiavi della “camioneta”, van extra lungo che giornalmente fa la spola tra il mio hotel, la club-house e la palestra.
Non trovo eccessivi problemi nella guida, piuttosto nel orientarmi nel dedalo delle vie del centro storico dove si trova la club-house. Le strade mi sembrano tutte uguali, e al momento, su due tentativi di trovare la strada giusta, siamo 0 su 2.
Ma almeno ora ho un mezzo di trasporto, e posso spostarmi senza problemi, anche senza il mio amico Luis. Essendo in hotel, purtroppo non ho l’uso di una lavatrice. Non voglio usare il servizio di lavanderia dell’hotel, anche perché è molto più conveniente affidarsi ad una lavanderia esterna.
Molti qui non possono permettersi una lavatrice, o il costo dell’elettricità, quindi si trovano molte lavanderie a buon mercato. Ad un costo irrisorio, consegno il mio borsone di panni sporchi ed in sei ore, posso ritirarli belli profumati. Uso invece la “tintoreria”, come in Italia, per il lavaggio a secco di abiti e camicie (per una camicia circa 90 centesimi).

Ormai ho preso un certo ritmo. Sveglia, buona colazione in hotel, allenamento, ritorno, e dopo una mezz’ora in hotel, sosta da Starbucks (da dove vi scrivo) per caffè americano e muffin, come pranzo. Sul bicchiere del caffè c’è il nome “Carlos”. Dopo un paio di volte nelle quali gli addetti non capivano bene il mio nome, ho deciso di utilizzare un nome più comune. Per un paio di giorni sono stato “Mario” poi “ Pablo”; ora sono “Carlos”…
Quindi…hasta lluego,
Carlos 😉

[continua…]

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