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“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 8, Solo coltelli

“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 8, Solo coltelli

Appunti di viaggio di Coach Lino Frattin e la sua esperienza nella Liga Nacional de Baloncesto Profesional alla guida del Club Correcaminos UAT, tra il 2016 e il 2017.
Capitoli precedenti: Cap. 1Cap. 2Cap. 3Cap. 4Cap. 5Cap. 6Cap. 7

Se mi avessero detto sei mesi fa che avrei festeggiato il mio 55° compleanno al caldo, avrei risposto con una sonora risata. Ora mi trovo seduto al sole, il 2 febbraio, con 29 gradi di temperatura, in una cittadina dello Stato di Tamaulipas, Messico. Mai dire mai.
E’ anche quello che mi ripeto ora, visto che domani affrontiamo i Toros di Nuevo Laredo. In settimana, ci siamo allenati in dieci, per la prima volta dopo due settimane!!! Addirittura, una volta in undici, con l’aiuto dei ragazzi della UAT – Univ.Autonoma de Tamaulipas. I Toros sono sesti in classifica, abbiamo uno dei nostri giocatori americani, LD Williams, ancora infortunato alla spalla e sulla carta non abbiamo molte speranze… Ma, mai dire mai!

La squadra mi ha festeggiato, dopo l’ultimo allenamento di oggi, con una torta al cioccolato e mi ha invitato ad una cena a base di “tamales”, alla Club-house. E’ infatti tradizione messicana (paese molto religioso) di festeggiare il 2 febbraio il “ dia de la Candelaria”, in Italia noto come il “giorno della Candelora”. La Chiesa Cattolica celebra la presentazione di Gesù al Tempio, mentre il nome “candelora” viene attribuito alla tradizione popolare, perché si benedicono le candele. Per quanto riguarda invece la cena, i “tamales” sono un piatto tipico in tutta l’America centrale. Sono degli involtini preparati tradizionalmente con un impasto a base di mais ripieno di carne e verdure. L’impasto viene avvolto in foglie di pannocchia e cotto al vapore ed una volta aperti sono guarniti con salse diverse. E’ stata una gustosa, piacevole cena con tutta la squadra.

Domani, venerdì mattina, giorno della partita, la dirigenza ha organizzato con pochissimo preavviso, un clinic per allenatori, dove dovrò tenere delle lezioni. Sarà il mio primo tentativo di tenere delle lezioni in spagnolo. Alle diciotto, poi avremo la partita ed il giorno successivo, sabato, altre due lezioni da tenere; un vero “tour de force”.

Oltre alla squadra professionistica e alla squadra dell’Università esiste anche una società che introduce la pallacanestro ai giovani. Altri Club della Lega, hanno invece il settore giovanile, con squadre di ragazzi e ragazze di diverse età, proprio come in Italia.
Con altre lezioni del mio assistente Luis Moreno, (che è anche l’allenatore della squadra nazionale messicana Under 16), il clinic si svolge regolarmente ed anche il mio spagnolo, con i previsti errori, è sufficiente per farmi capire.

Passano poche ore e siamo in campo per la partita contro i Toros di Nuevo Laredo. L’inizio è sconfortante. Gli avversari prendono subito il largo e in poco tempo siamo in svantaggio di una dozzina di punti. Onestamente gli arbitri non sono all’altezza della situazione.
Non seguono un metro arbitrale costante e sanzionano falli tecnici con una facilità disarmante. E’ obiettivamente difficile anche per i giocatori capire cosa è concesso e cosa no. Sembrerebbe una scusa, ma credo che il livello dell’arbitraggio sia un argomento che debba essere preso seriamente in considerazione. A conferma di questa mia impressione, vengo a sapere che dal secondo turno dei playoff, le terne arbitrali sono composte da due arbitri stranieri (dal Venezuela, Portorico, Uruguay, ecc.) ed un solo arbitro messicano…
Nel secondo quarto, cominciamo a giocare meglio assieme ed a scegliere meglio le nostre soluzioni offensive. Purtroppo al mio pivot titolare viene fischiato un secondo fallo tecnico e deve abbandonare definitivamente il campo di gioco. In questa partita, senza nervosismi particolari da parte di alcuno dei giocatori e con il punteggio mai in discussione, vengono comminati, assolutamente senza motivo, cinque falli tecnici e diversi falli antisportivi.
Perdiamo la partita di tredici punti; il parziale subito all’inizio della gara, ci è costato caro.

Al termine, come sempre, il pubblico invade festosamente il campo per foto ed autografi con i giocatori e staff. Salutiamo cordialmente spettatori giovani e meno giovani, e rispondiamo alle loro domande. Qui in Messico, il saluto più usato è un “5” dato orizzontalmente, con la mano destra, seguito da un contatto “pugno contro pugno”. Ho impiegato alcuni giorni per ricordarmi di questo pugno finale…

Il sabato, giorno tra le due partite, tengo le due lezioni al clinic per allenatori ed un leggero allenamento con la squadra. La domenica giochiamo alle 12.00 e sin dall’inizio vedo che siamo più concentrati rispetto alla prima partita. Giochiamo il miglior quarto di gioco da quando sono in Messico. Abbiamo molti limiti, poco talento e non siamo molto atletici, ma rimanendo concentrati e lavorando di squadra, in attacco e difesa, rimaniamo “attaccati” alla partita.
Nel terzo quarto subiamo qualche contropiede di troppo e quei punti ci sono fatali. Perdiamo di dieci punti, ma con i nostri limiti, abbiamo prodotto (quasi) due quarti di ottima pallacanestro e abbiamo lottato su ogni pallone, contro una squadra che obiettivamente aveva giocatori migliori.
Omar Quintero, il più esperto tra i miei giocatori, a fine partita, con calma, in spogliatoio, ha fotografato benissimo la nostra condizione: “Coach, siamo finiti in una sparatoria, ma noi avevamo solo coltelli!”.
E la sera, ci aspetta il Super Tazòn / Superbowl che viene trasmesso in diretta da almeno tre canali televisivi!

Durante il Superbowl, ricevo un messaggio da L.D. Williams, il giocatore americano infortunato. Mi scrive che la dirigenza gli ha comunicato che è “tagliato” (termine che si usa nello sport, per indicare il licenziamento) e che ripartirà per gli Stati Uniti, la mattina successiva.
Cado dalle nuvole.
Sebbene infortunato, poche ore fa, aveva dato la sua disponibilità, se necessario ad entrare in partita. Il suo infortunio alla spalla, ovviamente lo condizionava, ma era pronto a dare il suo contributo. Suppongo che la dirigenza, incurante della situazione generale della squadra, abbia voluto risparmiare un biglietto aereo, della prossima trasferta di Mexicali. Comunque sia, non credo sia stato corretto non informarmi della loro decisione.
Qui cambiano giocatori come fossero figurine. Questa volta, per risparmiare, non rimpiazzeranno L.D. Williams, ma parlando con i ragazzi, ho scoperto che solo tre (!!) di loro sono a Victoria dall’inizio della stagione! Tutti gli altri sono arrivati dopo altrettanti “tagli”. Per chi non fosse avvezzo alle dinamiche di una squadra di basket, sarebbe come cambiare alcuni ballerini del corpo di ballo ogni settimana! Con questa mentalità è difficile creare un gioco di squadra, collaborazioni efficaci in attacco e difesa, e unità di intenti. E di conseguenza un basket piacevole da vedere. Qui spesso basta segnare tanti punti, giocando da soli, per essere definiti buoni giocatori; non importa se poi il tuo diretto avversario ne fa altrettanti!
Il tempismo comunque non è dei migliori. Ricordo che la stagione finisce con queste ultime due partite, a Mexicali, che si giocheranno giovedì 9 e sabato 11 febbraio. Credo avrò altre vicende particolari da raccontare…

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