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Per un po’… chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non – Ep. 5

Per un po’… chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non – Ep. 5

Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 1234)

Settimana dal 9 al 15 Marzo 2020
Inizio oggi la cronografia settimanale invece che giornaliera. L’attività cestistica procede regolarmente. Vi aggiornerò di come evolvono le cose.

I turchi sono molto patriottici. Ovunque ci sono le rosse bandiere turche: appese dalle finestre, su intere facciate di palazzi. E dove non c’e la bandiera turca, c’è l’immagine di Kemal Atatürk, eroe nazionale e fondatore della Turchia moderna.
Atatürk (“Padre dei Turchi”) fu il cognome assegnato esclusivamente a lui, con apposito decreto che nel 1934 il Parlamento, in base alla “Legge sul cognome”, attribuì a Mustafa Kemal quando egli fece adottare regolari cognomi di famiglia, assenti nella tradizione turco-ottomana.
Atatürk fu il primo presidente della Turchia, nel 1923. Diede vita a una serie di riforme fondamentali di stampo occidentale: Abolì il califfato, riconobbe la parità dei sessi (negli anni ’20!), istituì il suffragio universale, la domenica come giorno festivo, adottò l’alfabeto latino, il calendario gregoriano e il sistema metrico decimale.
Le riforme di Mustafa Kemal avvicinarono decisamente la Turchia all’Europa. Si registrarono però fenomeni di repressione delle opposizioni e pesanti violenze contro i curdi.
Sebbene voglia associarsi ad Atatürk, il corrente leader Erdogan non è da tutti ben visto. Anche Erdogan ha tappezzato le città con la sua foto, ma più di qualcuno lo chiama “il diavolo”, per via della sua politica oppressiva nei confronti della stampa, per il colpo di Stato (da molti indicato come una sceneggiata per poter avere poteri più repressivi) all’intervento militare in Siria.

A proposito di Stampa, l’altro giorno mentre aspettavo la metropolitana ho voluto vedere se la Turchia avesse dei contagiati dal Coronavirus.
Ho trovato un articolo “Perché il Coronavirus non può affliggere la Turchia” in cui si rimarcava con orgoglio che la Turchia non avesse contagi, e si spiegava che:
“Il Governo Turco è stato molto veloce nell’istituire controlli, mentre la lentezza dei governi Europei ha contribuito all’espansione del contagio. Controlli termici a tutti i passeggeri in arrivo, un piano di disinfezione giornaliera di tutti i mezzi pubblici (bus, treni, metro, aerei, traghetti) e delle merci in arrivo rendono sicura la Turchia. Ciononostante sono stati costruiti 20 nuovi ospedali ed aumentati i posti letto negli ospedali, e fino a 100.000 posti letto sono già pronti… non come in Cina.
I turchi sono molto attenti all’igiene personale, e se anche leggermente influenzati rimangono sempre a casa, finché non passa. Al contrario della Cina, i Turchi non mangiano animali selvatici o quelli domestici, come cani, gatti, serpenti. Non consumano neppure creature marine come gamberetti, granchi o aragoste. Mangiano soprattutto fagioli, grano e cereali. I turchi mangiano in maniera più salutare rispetto alle altre genti del mondo”
.

Comunque, nonostante l’evidente propaganda di Stato, mercoledì 11 marzo hanno trovato il primo turco contagiato.
Venerdì 13 (!) il governo ha stabilito di chiudere le scuole per due settimane. Quindi oggi, sabato, si sono presentati pochi ragazzi all’allenamento, e suppongo sarà lo stesso domani.
Da lunedì, anche la nostra attività si dovrà fermare.
Si comincia a parlare del virus, e sinceramente non mi fido molto dell’informazione governativa. Se la sosta dovesse protrarsi, comincio a domandarmi il mio ruolo qui…
Se dovessi tornare in Italia oggi, non saprei sinceramente il tragitto da seguire, visti i molti collegamenti cancellati dalla Turchia al resto dell’Europa.
Vedremo all’inizio della settimana, con la già indetta riunione plenaria.

[Continua…]

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