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“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 2, Subito al lavoro

“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 2, Subito al lavoro

Appunti di viaggio di Coach Lino Frattin e la sua esperienza nella Liga Nacional de Baloncesto Profesional alla guida del Club Correcaminos UAT
Capitoli precedenti: Cap. 1

La mattina seguente, il telefono mi sveglia. Il GM vuole incontrarmi tra mezz’ora, alle 8:30. Una doccia e sono fresco come una rosa, per l’incontro con il Sig. Robledo che mi da il benvenuto nel Club. Si aggiunge a breve anche Luis Moreno, quello che sarà il mio assistente e che dovrà mettermi al passo con quanto è successo recentemente e con le caratteristiche dei giocatori. La sera stessa è prevista una partita contro una squadra che ci precede di poco in classifica. In verità essendo ultimi, ci precedono tutti, ma questa partita è abbordabile. Io comunque, non conoscendo niente della squadra, assisterò come spettatore.
Mi portano a visitare gli impianti, che sono parte integrante della Università Autonoma de Tamaulipas. Bel campo di gioco, grandissima sala pesi e come scoprirò in molti altri impianti, spogliatoi veramente angusti. Mi presentano uno ad uno i giocatori; gli faccio il classico “in bocca al lupo” e mi accomodo in tribuna per vedere la seduta di tiro mattutina.
Al termine, andiamo alla club-house, dove risiedono tutti i giocatori e dove mangiamo un veloce panino. La sera, mi portano a vedere la partita e scambio due parole con l’assistente prima della partita. Prendo appunti sui giocatori e su ciò che secondo me deve essere migliorato. Avendo vinto solo 4 partite su 23, c’è molto da scrivere.

Con qualche patema d’animo vinciamo l’incontro. Mi informano che questa è solo la seconda vittoria casalinga dall’inizio dell’anno. La prima solo due giorni prima, contro la medesima squadra. In questa lega, per ridurre costi ed ore di viaggio delle squadre, ogni incontro è in verità composto di due partite divise da un giorno di riposo. Questa seconda vittoria contro Abejas, ci permette di sperare ancora nei playoff.
Il giorno seguente è lunedì, ed ho programmato due allenamenti; alle 10.00 ed alle 18.00. La squadra finora non si è mai allenata due volte nello stesso giorno. Il mio assistente Luis, mi dice che l’allenatore precedente non programmava allenamenti il giorno prima della partita e neppure il giorno dopo. È facile capire che con due partite a settimana, e questi giorni di riposo,non si allenavano praticamente mai,e si vedeva chiaramente dai risultati! Vedo i giocatori che arrivano alla spicciolata per l’allenamento del mattino. Luis, con un pulmino li ha prelevati alla club-house dove abitano i giocatori e mentre scendono vedo che un paio di loro hanno in mano piatto e forchetta e stanno ancora facendo colazione! Tra me e me penso: qui c’è molto da cambiare.

Tutto in Messico è rilassato. Tutta questa calma è ovviamente in contrapposizione con lo sport della pallacanestro. La puntualità è qualcosa che non appartiene alla realtà messicana ed io che sono ossessionato nell’essere puntuale, faccio presto a perdere la pazienza.
Fortunatamente ci sono giocatori che hanno avuto esperienze più importanti di questa e mi seguono. Il giocatore più esperto si chiama Omar Quintero e ha giocato per anni in Spagna ed un anno anche in Italia, a Fabriano. Negli allenamenti che seguiranno, avrò qualche problema di puntualità con qualcuno, ma in generale si adegueranno alla nuova regola. I primi allenamenti costringono i ragazzi ad uno sforzo di concentrazione al quale non erano affatto abituati. Contemporaneamente io provo ad usare sempre più lo spagnolo con i giocatori che masticano meno l’inglese.

Mi rendo conto di dire a volte degli strafalcioni ma alla fine il messaggio arriva, o almeno lo spero!
Dopo questi primi allenamenti mattutini, vado a mangiare qualcosa alla clubhouse, oppure approfitto del Starbucks di fronte al CityExpress hotel dove sono alloggiato. Credo che l’hotel sia uno dei nostri sponsor e che l’uso delle stanze per me e Luis facciano parte dell’accordo. La sera invece io e Luis andiamo a cenare in uno dei mille ristoranti di catene americane che hanno invaso il Messico, oppure in una “taqueria” con tacos e salse a non finire. Con l’equivalente di 4 Euro puoi cenare ovunque e concederti anche il dolce!
La relazione cucina messicana = piccante è abbastanza vera. Da quanto finora sperimentato, le pietanze possono anche non essere piccanti, ma alcune salse sono veramente micidiali. Fortunatamente a me piaceva la cucina messicana piccante ancora prima di arrivare a Victoria. In verità i piatti messicani non variano di molto negli ingredienti, ed anche a colazione si possono trovare le classiche tortillas e salse.

Dopo due giorni (totale di 5 allenamenti) si parte per la prima trasferta il mercoledì mattina. Omar mi avvisa che sebbene io abbia fissato la partenza per le dieci, devo mettermi il cuore in pace perché i ragazzi sono abituati a prendersela comoda e quindi di aspettarmi la partenza con una mezz’ora di ritardo. La partenza avviene dalla club-house dove vedo parcheggiato un pullman. Avvicinandomi, vedo che il mezzo è un pochino datato (una mia stima lo colloca degli anni ’80). Salgo a bordo e vedo con piacere che sono state tolte alcune file di sedili, per aumentare lo spazio per le gambe dei giocatori e coaches. Purtroppo appena mi siedo in prima fila, mi rendo conto che il sedile è sfondato e che la mia schiena ne risentirà.

Come previsto da Omar, la partenza avviene in ritardo, ma questa volta, per colpa del fotografo che doveva presentarsi alle 9 per fare alcuni scatti ai giocatori. Puntuale come un orologio svizzero si è presentato alle 10. Si parte per la città di Aguacalientes, ore di viaggio previste: almeno sette. In Messico, la rete ferroviaria è scarsissima ed i trasferimenti avvengono in pullman o in aereo. Attraversiamo kilometri e kilometri di terreni brulli con cactus e palme, prima di inoltrarci tra le montagne.

Qui il pullman degli anni ’80 comincia a fare più fatica. Appena comincia la salita, uno dei due autisti ci comunica che deve spegnere l’aria condizionata, altrimenti il motore fatica troppo. Purtroppo anche con lo spegnimento dell’aria, non superiamo i 40 km/h in salita. Mi faccio un appunto di chiedere al Club un adeguamento al secolo XXI del mezzo di trasporto.
Dopo 5 ore, sosta all’equivalente messicano dell’Autogrill. Pranziamo e ci prepariamo all’ultimo tratto della trasferta. In tutti i locali pubblici messicani, ristoranti, e ovviamente hotel il wi-fi è gratuito. Adesivi sui tavoli hanno indicate le password di accesso alla rete e la velocità della connessione è veramente ottima. In questi pochi giorni, non ho avuto il tempo di acquistare una sim card messicana per il mio telefono e per ora sono rimasto in contatto con l’Italia attraverso le chat, le videochiamate e le telefonate, grazie alle reti wi-fi di hotel ed esercizi pubblici.

Arriviamo ad Aguacalientes, città di 1,3 milioni di abitanti, e con livelli di inquinamento dell’aria, decisamente più elevati rispetto alla piccola Victoria.
L’aria è estremamente secca e con molto pulviscolo. La casa automobilistica giapponese Nissan ha qui due dei suoi più grandi stabilimenti, che producono 500.000 auto all’anno. Passandoci davanti in pullman nei giorni a venire, mi rendo conto che uno di questi è veramente grande come un cittadina.
Percorrendo la strada per poco meno di due minuti, di fronte allo stabilimento Nissan, con le auto nuove, le auto degli operai, i prati di erba perfettamente curati, si è portati a notare la differenza tra la precisione giapponese e quanto c’è al di fuori di quella rete, con bambini poveri per la strada e lavavetri od improvvisati giocolieri ad ogni semaforo che chiedono pochi spiccioli.

Arriviamo all’hotel; è della catena Hilton ed è accogliente, sebbene quasi in zona industriale. Tanto per ricordarci che la Nissan è vicina, ci sono giornali e scritte anche in giapponese. Il tempo di prendere possesso delle camere e risaliamo in pullman per andare a fare allenamento; altri 35 minuti di viaggio.
Ci attendono in hotel due giocatori nuovi: Hugo Carrillo, messicano, diverse volte in nazionale, e LD Williams, giocatore americano, arrivato a notte fonda, che sarà il terzo straniero. Un’ora in palestra per provare a sciogliere i muscoli dopo le sette/otto ore di viaggio è proprio quello che serve. Dopo la palestra, è ormai tardi ed il ristorante prenotato è in chiusura. Ripieghiamo su un locale chiamato “El Centro del Taco” e nonostante tutto, non mi dispiace. Al contrario di Victoria, qui la sera fa fresco, e sono contento di essermi ricordato la felpa arancione della squadra.
La mattina seguente sveglia alle 9, colazione di squadra e partenza per allenamento mattutino. La partita si giocherà alle 20:30, quindi al ritorno dall’allenamento, ritardiamo il pranzo alle 14.00.

La sera, ripartiamo per giocare la partita programmata per le 20:30. Ritorno a guidare dalla panchina una squadra senior. Sono felice di questa opportunità messicana, anche se non so ancora cosa mi riserva il futuro. Perdiamo di sette: 82-75. Las Panteras de Aguacaliente sono una buona squadra, quinta in classifica, noi decimi. Era prevedibile, ma ho visto comunque buona intensità di gioco e la volontà di provare a seguire le mie nuove indicazioni, introdotte solo qualche giorno fa. Dopo domani si replica, sempre contro “le pantere” di Aguacalientes.

[continua…]

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