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Per un po’… chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non – Ep. 4

Per un po’… chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non – Ep. 4

Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 123)

Venerdì 28/02. Sono qui da una settimana… Il venerdì, come il lunedì, è un giorno senza pallacanestro. Un’oretta alla mattina nel fitness center e ritorno a casa per un pranzo “messicano” di chili con carne. Sono temporaneamente alloggiato in un grande appartamento con l’assistente General Manager (e fisioterapista) Alí Demirkan. Abbiamo un accordo sottointeso dove io cucino e lui lava i piatti.
Nel pomeriggio, visita ad una banca per cambio di Euro in Lire turche. Qui in banca, ad ogni sportello, ci sono due sedie girevoli per i clienti. Immagino che le operazioni durino più del solito.

Sabato 29/02… 2020. Anno bisestile = un giorno extra!
Piove e sulle montagne, alle spalle di Izmir, vedo una spolverata di neve. Oggi ho allenamenti dalle 13 alle 17, con tre gruppi diversi. Si presentano 16 ragazzi: cominciamo a ragionare.

Domenica 01/03. Allenamenti dalle 13 alle 17 e poi cena con staff. Cucina turca, o almeno le pietanze di questa sera, pongono la cucina messicana al secondo posto… Sorpasso della Turchia!
Spiedini di 50 cm con 5-6 bocconcini di pollo o manzo (ovviamente niente maiale) con tanti contorni diversi.
Dalle verdure, alle salse, dallo yogurt e peperoncini alla cipolla caramellata. Sfilati i bocconcini, dallo spiedo, se ne pongono alcuni in quello che potrebbe sembrare una piadina finissima. Aggiungete quello che volete, si arrotola e si mangia. Potrebbero assomigliare ai tacos messicani, ma qui le verdure e i contorni fanno la differenza.

Lunedì 02/03. È arrivato Nevzat, il secondo fisioterapista dell’appartamento. Se non fosse che ho più del doppio degli anni dei due ragazzi, sembrerebbe un appartamento di universitari.
Stamattina ritorno alla palestra di fitness che dista una fermata di metropolitana di superficie. È una bellissima giornata soleggiata, 19 gradi. Faccio 50 minuti di lavoro in palestra, soprattutto per aiutare ad alleviare il dolore alla costola. Infatti sabato scorso, nel secondo allenamento, ho voluto dimostrare ai bambini più piccoli come tuffarsi sotto una palla che stava rimbalzando sul campo. Non più tanto “bambino”, mi sono tuffato come “balenottero spiaggiato” e ho sentito una fitta al fianco, vicino l’ascella.
Per esperienze precedenti di molti anni fa, la difficoltà di respirazione e di movimento, aggiunto al dolore localizzato, mi ha fatto pensare ad una piccola lesione ad una costola. Solo dopo più di 10 giorni posso dire di sentire molto meno dolore…
Nel pomeriggio, visito uno dei centri commerciali più chic. Qui in Turchia mi confermano che hanno un’accesa passione per i grandi centri commerciali. A 25 minuti di metropolitana, il centro Mavibahçe (giardino blu) è veramente bello. Attorno ad un grande cortile con palme e giardini ci sono 4 piani di negozi e ottimi ristoranti.
Trascorro piacevolmente quasi due ore, prima di attraversare la strada e visitare un secondo centro commerciale!
L’Hilltown (immagino un gioco di parole tra “Hilton”, sinonimo di lusso e “hill town”, paese di collina) è ai piedi delle colline che guardano la città. Quasi gli stessi negozi, qualcosa di più lussuoso e grandi marchi.
Dopo aver mangiato una precoce cena, mi incammino verso la “istasyon Izban” (stazione metro Izban) che mi riporterà verso Bayrakli, la zona di Izmir dove viviamo. Questa è la zona più antica, dove per primi ci furono insediamenti. Ci sono scavi archeologici attivi e mi hanno detto che la settimana scorsa è stata ritrovata una collana ed orecchini risalenti a quasi 4000 anni fa.
Tornato in appartamento, mi rilasso guardando qualcosa su Netflix, aspettando la telefonata serale da Nicoletta. Devo rimarcare quanto apprezzi il supporto e la comprensione di Nicoletta e dei miei familiari per queste mie esperienze lontano da casa. Ho indubbiamente un’indole “vagabonda”, e se certe avventure si possono comprendere quando chi le fa ha 20 anni, forse a 58 si fa più fatica. Ma la curiosità ha sempre il sopravvento. Le persone che si incontrano, il cibo, le abitudini, il tutto unito alla pallacanestro e dalla pallacanestro. Dopo gli spostamenti in Italia (Verona, Pesaro, Bologna, Riva del Garda, Pistoia, Treviglio, Roma, Chieti, Treviso) ci sono state esperienze a Londra, Vienna, Ciudad Victoria-Messico.
Forse è ora di smettere di peregrinare, dopo questi 4 mesi turchi… anche per loro.

Martedì 03/03 e Mercoledì 04/03. Giorni di allenamento regolare. I ragazzi stanno ritornando all’attività. I giorni si fanno più caldi ed oggi siamo arrivati ai 21 gradi.
Le giornate sono abbastanza ripetitive. La mattina sono impegnato nella palestra di fitness, oppure a scrivere, come oggi, questo diario. Nei pomeriggi sono impegnato in palestra.

Giovedì 05/03. Oggi piove. La cosa che ormai stanca di più, sono i trasferimenti da e per la palestra. Non avere l’auto costringe a camminare di più e a programmare per tempo la giornata. Il pomeriggio per arrivare in palestra impiego quasi un’ora. La sera fortunatamente veniamo riaccompagnati a casa in auto da uno degli assistenti allenatori.
Domani giorno libero. Speriamo che il tempo migliori.

Venerdì 06/03. Bellissima giornata. Decido di prendere la metro, e tornare al centro commerciale Mavibahçe. Ho notato con piacere che anche i più giovani si alzano e cedono il posto agli anziani. C’è molto ordine e cortesia. Nella metà dei miei viaggi quotidiani in metro incontro giovani che, suonando una fisarmonica o cantando accompagnati da una chitarra, tentando di racimolare qualche spicciolo. Buona anche la generosità dei viaggiatori.
In tutti i luoghi pubblici ci sono addetti alla sicurezza. All’ingresso di ogni stazione della metro ci sono metal detector (ed anche se suona, lasciano passare chiunque), mentre per entrare al centro commerciale bisogna passare un controllo degno di un aeroporto.
Mi piace questo centro commerciale. Arioso, con un bel giardino interno, è un’oasi di quiete. Sono rimasto per mezz’ora, in maniche corte, a scrivere appunti per questo diario. Prima però sono stato da Starbucks per un cappuccino. Qui è sorto il consueto problema del nome che gli addetti scrivono sulla tazza. Chi avesse letto il mio diario Messicano, si ricorderà che dopo un paio tentativi di far scrivere il nome “Lino”, ho pensato ad uno “Starbucks name”, per loro più semplice. Successivamente, per i miei tre mesi messicani, gli addetti mi hanno conosciuto come “Carlos” .
Qualche giorno fa, in un altro Starbucks, Lino era stato di difficile comprensione. Ho provato con il vecchio nome “Carlos” con risultati discutibili. Sono giunto alla decisione di adattarmi quindi ai nomi locali: Alì.
Ho passeggiato per il giardino ed i negozi del Mavibahçe, per poi fare tappa al supermercato Carrefour. Ho promesso ai due ragazzi dell’appartamento che al mio ritorno avrei preparato loro un piatto di pasta italiano. Avevo pensato ad una carbonara, senza ricordarmi che non avrei potuto trovare pancetta, o guanciale di maiale! Esistono ricette per la versione vegetariana, ma volevo tentare di trovare qualcosa di simile all’originale.
Trovati gli spaghetti Barilla, ma per sostituto del maiale, non ho fortuna. Trovo comunque una confezione di affettato di manzo, che assomiglia vagamente (molto vagamente) allo speck… Inoltre al supermercato vedo corsie di formaggi molli o poco stagionati… e niente parmigiano!
Poi al banco dei formaggi trovo finalmente una piccola busta di 100 gr di parmigiano reggiano: ma costa l’equivalente di 24 Euro! Fortunatamente, rovistando tra simili “gioielli” del banco dei formaggi, trovo un parmigiano turco per 35TL, equivalenti a 5 euro.
Tornato in appartamento, mi accingo a preparare la carbonara turca… Ad una zucchina tagliata a “julienne” ed il simil-speck resi croccanti, aggiungo pepe ed il parmigiano turco alle uova. Non sarà una carbonara classica, ma la cena è un successone!

Sabato 06/03 e Domenica 07/03. Oggi è domenica, Nevzat è un pochino in ritardo per uscire e si decide di non usare la metropolitana, ma un mini-bus. Questi mezzi di trasporto sono piccoli bus da 14 posti, gestiti da privati che pagano annualmente per una licenza per un determinato percorso cittadino. Il costo del biglietto varia dai 3,50 ai 4,50 TL (0.50/60 euro) a seconda del tragitto.
Attendiamo 5 minuti alla fermata, e all’arrivo saliamo attraverso l’unica porta centrale. Non si potrebbero trasportare viaggiatori in piedi, ma siamo in 25, e installati ci sono corrimano e supporti verticali per reggersi durante il viaggio. E vi assicuro… BISOGNA REGGERSI… con questo autista pazzo!
L’uso del clacson sembra importante quanto sterzare per evitare le altre auto, ma dopo l’ennesima strombazzata, il clacson si blocca e viaggiamo per un paio di minuti, tra le risa dei viaggiatori, come una ambulanza a sirene spiegate!
Dopo una serie di telefonate a qualcuno che potesse aiutarlo, l’autista ferma il mezzo, scende, apre il cofano e strappa i fili elettrici collegati alla tromba, che finalmente rimane in silenzio. Risale con le mani nere di grasso, e ricomincia la corsa. Impieghiamo soli 20 minuti, invece dei normali 40, e la fermata è proprio davanti alla scuola che ospita la nostra palestra… meno male.
Ritorniamo però in metropolitana. Incamminandoci verso la stazione, vengo sorpreso da un clacson di un automobilista, molto nervoso, che fremeva al semaforo. Istintivamente reagisco con un veneto “eh… to mare vàca!”, al che i ragazzi turchi mi guardano e si mettono a ridere, chiedendomi cosa avessi detto!
Dopo la traduzione in inglese non riuscivano a smettere di ridere e, con accento turco, ora possiamo dire che abbiamo due “neo-veneti”!

[Continua…]

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