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“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 6, Argento

“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 6, Argento

Appunti di viaggio di Coach Lino Frattin e la sua esperienza nella Liga Nacional de Baloncesto Profesional alla guida del Club Correcaminos UAT, tra il 2016 e il 2017.
Capitoli precedenti: Cap. 1Cap. 2Cap. 3Cap. 4Cap. 5

Torniamo alla pallacanestro. Ci avviciniamo alle partite contro Garzas de Plata (aironi d’argento) di Pachuca. Sono i secondi in classifica ed hanno un budget decisamente più alto del nostro. Per quanto ci riguarda, la partenza dei due giocatori ci crea problemi nell’essere in numero sufficiente per allenarci adeguatamente. Sopperiamo temporaneamente con due ragazzi universitari, in attesa di mettere sotto contratto un giocatore americano ed un messicano.
Dopo la visione di filmati forniti dai loro procuratori, e raccolta di informazioni, la scelta ricade su DK Eldridge, guardia di 24 anni, di 1.88, che dalla sua residenza di Dallas ci raggiungerà giovedì direttamente a Pachuca. Per il rimpiazzo messicano, sarà più difficile visto che i migliori giocatori sono già sotto contratto o si apprestano a giocare nella menzionata lega di Chihuahua. Dopo alcuni buoni allenamenti siamo pronti per partire. Prima dell’ultimo allenamento del martedì, mi informano che il Club ha deciso di partire mercoledì, il giorno prima della partita, alle 21 e di viaggiare le 11 ore di pullman durante la notte! Arrivo previsto la mattina di giovedì, giorno della partita che si disputerà in serata.

E’ una decisione che scontenta staff e giocatori. Non è possibile giocare bene dopo una trasferta simile ed avere le giuste forze. È inoltre un messaggio di poca fiducia della dirigenza nelle possibilità di vittoria. Giorni addietro avevo ricevuto rassicurazioni dal presidente del Club, che avrebbe dato disposizioni per cambiare il pullman con uno più moderno, in considerazione della lunghezza del viaggio. Arrivato al luogo di partenza, vedo che l’unica cosa nuova è uno degli autisti, mentre il vecchio catorcio di pullman è pronto a “scattare”.
Qualche minuto dopo la partenza, obbligatoria fermata ad un OXXO (onnipresente catena di negozi/piccoli market spesso associati con una stazione di servizio) per bevande e snack, ed in poco tempo siamo lanciati sulle malmesse strade messicane. Un paio di film in spagnolo e la squadra già dorme, mentre io mi guardo alcuni episodi di serie televisive che ho inserito nel mio tablet. Undici ore sono lunghe.

Arriviamo all’hotel alle 8.30. Pachuca è una città di 300.000 abitanti, famosa per le sue miniere. Minatori inglesi all’inizio del 1800 sono immigrati qui dando grande impulso all’attività estrattiva. Ancora oggi viene da qui il 60% dell’oro ed il 50% dell’argento estratto in Messico.
Per poter dormire qualche ora, spostiamo il pranzo alle 15. È arrivato anche il nuovo giocatore americano. Ho due giocatori che si fanno chiamare con le iniziali del loro nomi di battesimo: LD Williams ed appunto il nuovo DK Eldridge. Già comincio a far confusione con gli acronimi.
La sera, iniziamo lentamente la partita. Non abbiamo gambe reattive. Al brutto primo quarto segue un eccellente secondo, e all’intervallo siamo sotto solo di nove punti contro i secondi in classifica. Inizio del terzo quarto ci fa tornare alla realtà e subiamo facili contropiedi e tiri da tre punti. Sotto di 20 punti, si infortuna anche uno dei miei due playmaker. Il nuovo arrivato, DK, si comporta bene e sono sicuro farà bene delle nostre prossime partite. Nell’ultimo periodo ci mancano uomini e forze e subiamo un ulteriore passivo. La partita termina 106-68.
In precedenza non avevamo mai “mollato” alla fine delle partite, ma oggi non avevamo proprio energie.
Mi ritrovo con un gran mal di testa e a volte mi manca l’aria. Sono un pochino preoccupato. Ho fatto cinque scalini per raggiungere la mia camera in hotel ed ho il fiatone. Mi prometto di fare una visita medica, una volta tornati a Victoria.
La mattina successiva, sveglia libera e pranzo di squadra. Le altre squadre senior che ho allenato negli anni pranzavano velocemente e tornavano a riposare. Qui tutto è lento e dopo un’ora e mezza siamo ancora al ristorante.

Nel pomeriggio, sessione video in cui analizziamo con i giocatori alcune fasi della gara, e allenamento serale per vedere alcuni dettagli, in preparazione della partita di sabato. Prima di scendere in campo faccio due chiacchiere con il direttore sportivo delle Garzas de Plata (ora capite il riferimento all’argento) e mi chiede se ho avuto problemi con l’altitudine… Altitudine?
Mi dice infatti che Pachuca si trova a 2500 metri sul livello del mare. Ecco la spiegazione di molte cose! E nessuno del mio Club sapeva niente!
Siamo arrivati dopo una notte in pullman a giocare la sera stessa a 2500mt s.l.m. e ci meravigliamo di non avere fiato? E sono spiegati anche il mio mal di testa e respiro corto! Per un attimo mi ero pure preoccupato.

La notte comunque non riesco a dormire e fatico a respirare. Anche alcuni giocatori non riposano bene. Sabato mattina sessione e di tiro e la sera giochiamo la nostra seconda partita. Siamo decisamente più pronti. Vogliamo controllare meglio il ritmo per non affaticarci contro la squadra di casa, ovviamente assuefatta all’altitudine.
Il playmaker infortunatosi nella prima partita e rimasto a riposo ci accorcia ulteriormente la panchina. La prima metà della partita è ben giocata e costringiamo gli aironi locali a giocare a ritmi bassi, a loro poco congeniali.
All’intervallo siamo sotto di 6. A metà del terzo periodo si infortuna ad una spalla anche LD Williams ed è costretto a rimanere in panchina per il resto della gara. Ho solo tre giocatori perimetrali e tre lunghi, ma con concentrazione rimaniamo attaccati alla partita fino agli ultimi due minuti. Perdiamo di 20 punti ma abbiamo dimostrato carattere e lucidità. I progressi sono lenti ma si vedono, anche se cambi di giocatori ed infortuni rallentano il processo. Prima di ripartire, veloce cena presso “Pizza Hut” e a mezzanotte saliamo in pullman. Arriveremo per pranzo.

Una curiosità. Guardando fuori dal finestrino del pullman, appena un’ora prima di rientrare a Victoria, noto il cartello stradale che dice: “IN PRESENZA DI FARFALLE 60KM/H”.
La strada infatti incrocia il percorso che la farfalla monarca, esegue in una delle più spettacolari migrazioni in natura. Milioni di esemplari, per evitare il freddo inverno nord americano, migrano per oltre 4000 km. dal Canada e dagli Stati Uniti, per raggiungere i climi miti del Messico.
Dopo questa parentesi naturalistica, vi do appuntamento ai prossimi appunti di viaggio.

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