728 x 90

“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 7, Ospedale

“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 7, Ospedale

Appunti di viaggio di Coach Lino Frattin e la sua esperienza nella Liga Nacional de Baloncesto Profesional alla guida del Club Correcaminos UAT, tra il 2016 e il 2017.
Capitoli precedenti: Cap. 1Cap. 2Cap. 3Cap. 4Cap. 5Cap. 6

Dopo esserci ristabiliti dal viaggio di Pachuca, iniziamo la settimana che ci porterà venerdì e domenica a giocare contro gli Indios di Juàrez. La settimana seguente giocheremo ancora in casa e speriamo di poter vincere qualcuna di queste quattro partite casalinghe. Per accedere ai playoff dovremo vincere quasi tutte le rimanenti partite della stagione, e contemporaneamente sperare in qualche sconfitta delle avversarie. La matematica è una cosa, la realtà è un’altra.
Mercoledì mattina, altra visita ad una scuola. Questa volta è un asilo (sinceramente non ne capisco l’utilità dal punto di vista del marketing… i bambini sono troppo piccoli per poter coinvolgere i genitori a portarli alla partita..). Comunque sia, i bambini ed i giocatori si divertono e passiamo piacevolmente una mattinata, nei 28 gradi di fine gennaio.
E visto che un giocatore di oltre due metri ha le braccia lunghe, aiutiamo anche a cogliere alcune arance e pompelmi, dagli alberi del cortile. Con alcuni agrumi nelle tasche, risaliamo sulla “camioneta” e riportiamo i giocatori alla Club-house.

Il nuovo arrivato, DK Eldridge si sta inserendo a perfezione nella nostra squadra. Purtroppo abbiamo ancora problemi con gli infortuni. Cesar Martin del Campo, ala di 2 metri che si è fratturato il pollice ormai oltre due settimane fa, dovrebbe essere vicino al rientro. I due che si sono infortunati nell’ultima trasferta, Marquis Ayala playmaker e l’ala L.D.Williams saranno disponibili solo in caso di emergenze. Nessuno di questi ha lavorato con la squadra in settimana.
Ciliegina sulla torta, oggi giovedì, un virus intestinale ha colpito alcuni dei giocatori. Speriamo riescano ad essere della partita domani. Capirete quanto sia stato difficile allenarsi proficuamente, durante questi giorni.
Venerdì, giorno della partita. Abbiamo piccoli miglioramenti tra gli infortunati, mentre il virus intestinale sta avendo la meglio su Grandy Glaze, giocatore canadese di m.1,97 (miglior rimbalzista del campionato) e non credo sarà in grado di giocare la partita.
Inizia la partita e mi volto verso la panchina: è un reparto “ospedaliero”. Dalla panchina posso avere il contributo solo di Ivan Rangel, messicano di m2.15, college negli Stati Uniti, ma con pochissima esperienza di gioco. Prima del mio arrivo, non aveva mai giocato in partita (come altri giocatori) visto che il precedente allenatore utilizzava solo 6-7 giocatori. Chiedo un supplemento di energia ai miei veterani Omar Quintero e Hugo Carrillo, ed il primo tempo lo finiamo sotto di 11 punti.
Iniziamo benissimo il terzo quarto di gioco, e nonostante un arbitraggio tutt’altro che casalingo, lottiamo con tutte le forze e ci portiamo in vantaggio. Nonostante le difficoltà, siamo un gruppo unito e tutti sono coinvolti e desiderosi di dare un contributo. A parte le vittorie, questo è per me un successo personale, ottenuto in relativamente poco tempo.
Escono per falli sia Ivan Rangel che l’altro centro Gerardo Gonzales. Con un contributo degli infortunati Marcus Ayala e LD Williams, riusciamo a dare un pochino di riposo agli altri. Daniel Giron, ala di m.1,93 si trova spesso a lottare vicino al canestro contro giocatori fisicamente superiori, in una giornata grigia di DK Eldridge. Lottiamo fino alla fine, ma perdiamo 82-76. Si infrangono i sogni di playoff, ma sono orgoglioso di come abbiamo reagito alle mille difficoltà.

La dirigenza, sempre poco presente, ultimamente è completamente scomparsa. Il pubblico ha apprezzato la nostra dedizione ed intensità, e nonostante la sconfitta, ci applaude. Non sono presenti ne il general manager, ne il presidente. Non capiscono l’importanza di una parola di incoraggiamento, o di una “pacca sulla spalla”. In passato ho lavorato come consulente per i Milwaukee Bucks e Washington Wizards, due franchigie NBA. In entrambe le città ho assistito a qualche allenamento estivo di alcuni giovani prospetti.
Sebbene non fossero i titolari della squadra, il general manager era presente ed i due proprietari ( un senatore ed un multi milionario) sono scesi sul campo di gioco per dare una occhiata, e far vedere il loro interesse.
Ma qui siamo in Mexico; nessuno dei miei dirigenti ha mai assistito ad un nostro allenamento e non ho contatti diretti con presidente o general manager da più di due settimane.
Credo che per loro, il termine “professionismo” sia legato solamente al fatto che i giocatori sono remunerati per giocare. Sembrano all’oscuro invece della struttura dirigenziale e del lavoro “di contorno” che deve esserci perché una squadra possa essere professionale e vincente. Come il vincere o perdere può influenzare anche chi non è direttamente a contatto con squadra, anche il livello dell’ organizzazione dirigenziale può condizionare il lavoro di chi scende in campo con la palla. Bisogna essere anche professionali oltre che professionisti.
Comunque non posso essere io, in così poco tempo, a pretendere una così radicale “revolucion”. Domenica a mezzogiorno affronteremo nuovamente gli “indios” di Juàrez, speriamo con qualche giocatore in più.
Nel sabato, giorno di pausa, faccio una veloce visita ad un centro commerciale vicino al mio hotel. Nel parcheggio antistante noto una torretta con addetto alla sicurezza, che tiene sotto controllo il parcheggio. Al contrario di quanto accade in Italia il sabato e la domenica, i centri commerciali sono semideserti.
All’interno del supermercato, se non fosse per le scritte in spagnolo, sembrerebbe di essere negli Stati Uniti, per la grande varietà di prodotti, con dieci tipi di latte in contenitori di plastica ed il mio amato burro d’arachidi.
Una parte di una corsia, (cinque scaffali per una lunghezza di tre metri) è dedicata alle salse piccanti e al peperoncino in polvere. C’è addirittura la polvere di peperoncino, con aggiunta di vitamina C, per una completa e salutare alimentazione!
Il reparto della frutta e verdura fresca è anch’esso molto ordinato e con un grande assortimento. Com’era prevedibile ho trovato numerosissimi tipi diversi di peperoncini.
Parlando di ortofrutta, molti prodotti, dai peperoncini, all’avocado, ai limoni sono esportati negli USA. L’insediamento di Donald Trump come nuovo presidente degli Stati Uniti, sta preoccupando molti e monopolizza anche i dibattiti televisivi. Quanto prospettato dalla nuova amministrazione americana potrebbe avere importanti ripercussioni sul Messico e su tutti i paesi Centro-Americani.
In attesa di cambiamenti, i messicani si concentrano per ora, sul football americano e sul prossimo Superbowl, che qui chiamano anche, nella esilarante traduzione, Super Tazòn!

Siamo arrivati a domenica e alla partita di mezzogiorno che ci vede opposti, come venerdì, agli Indios di Juàrez.
Due dei tre infortunati, non riescono ad essere della partita, mentre il canadese Grandy Glaze, si è ristabilito dai problemi intestinali. Non sarà al massimo dell’efficienza, ma potrà darci ugualmente una mano.

In spogliatoio, come sempre, prima della mezz’ora di riscaldamento, parlo alla squadra e sottolineo l’importanza di alcuni aspetti tecnici e azioni che dovrebbero aiutarci in partita. Prima di uscire, la squadra si raccoglie in gruppo ed il capitano recita una preghiera. Per come siamo messi, non credo che in passato, siano state molto ascoltate. La preghiera pre-partita di squadra, è prassi comune negli Stati Uniti ed era consueta anche quando allenavo in Inghilterra. Non è invece così nel basket dell’Europa continentale.
Iniziamo la partita meglio del solito, e con buona lucidità, alla fine del primo quarto, siamo avanti nel punteggio. Sarà perché è una situazione nuova per noi, ma non riusciamo a gestire il fatto di essere in vantaggio. Nel secondo periodo, non abbiamo pazienza nelle nostre azioni offensive ed i tiri affrettati portano a basse percentuali e a contropiedi facili da parte degli avversari. Giungiamo all’intervallo sotto di cinque punti, 40-35.
Nel terzo quarto, senza particolari motivazioni, se non la poca attenzione, non riusciamo a limitare il loro attacco e subiamo facili canestri. Il parziale a cavallo dell’intervallo ci condanna ad inseguire sempre nel punteggio. Nella seconda metà dell’ultimo quarto ci avviciniamo ulteriormente. Uso tutti i miei time-out, lunghi e da 25 secondi, ma alla fine, perdiamo di 4 punti: 92-88.
Accidenti! Siamo strutturalmente più deboli delle altre squadre finora incontrate, ma credevo veramente di riuscire a “portare a casa” questa partita. Da domani, lunedì, con allenamento alle 18, cominciamo a pensare a come migliorare ed a prepararci per le partite di venerdì e domenica contro i Toros de Nuevo Laredo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnati con *

Cancella risposta