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Per un po’… chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non – Ep. 8

Per un po’… chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non – Ep. 8

Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 1234567)

Settimana dal 12 al 19 Aprile

Almeno splende il sole. Solo il mercoledì di pioggia ha interrotto diversi giorni di sole.
Le giornate si susseguono senza grandi differenze. Lunedì di Pasqua con qualche video-chat di più, mentre gli altri giorni sono tutti uguali: sveglia tardi e colazione con ciambella fatta in casa di Alì. Lunedì mattina, forse ancora addormentato, ha impastato una nuova ciambella ma ha messo il sale al posto dello zucchero! Nel pomeriggio ne ha preparata una seconda, molto buona.
(A) Come già descritto, visto che la colazione termina a mezzogiorno, dopo la lettura di tre o quattro quotidiani online, non pranziamo. Alì in verità, vista la giovane età, si prepara sempre qualcosa attorno alle 15. Io “stoico” resisto fino a cena con solo un piccolo snack…
Da giorni mi sono imposto di fare esercizi fisici. Ogni volta oltrepasso la soglia della camera da letto, devo fare degli esercizi per alcuni minuti. La procedura funziona. Prima delle 20 mi sposto in cucina, e con “Radio Cafè” online, preparo la cena.
Mentre ceniamo ci guardiamo il telegiornale in turco, per le notizie legate al Covid-19, e poi con Netflix ci guardiamo una puntata di “The Blacklist”. Alle 22:00 (le 21.00 in Italia) è l’ora delle telefonate e mi sposto quindi in camera.
Seguono diverse serie TV, già scaricate o via Netflix al computer, e spengo la luce all’una e mezza circa. Per il programma della mattina seguente, ritornate al punto (A).

Oggi, giovedì, ho ricevuto la telefonata del Consolato Italiano che mi chiedeva se fossi ancora interessato ad un volo di ritorno in Italia. Ho confermato con entusiasmo.
Forse a breve riescono ad organizzare un volo per la Germania, da dove si spera sia più facile rientrare in Italia.
Venerdì si apre con una e-mail, che leggo dal telefono, che mi informa di due giorni (il 27 e 29 aprile) in cui c’è un volo da Izmir per Francoforte e Monaco. Le autorità tedesche vogliono che si abbia già in mano il biglietto aereo per l’Italia. Scrivono che i collegamenti dalla Germania per Milano e Roma sono attivi grazie ad Alitalia e Lufthansa. Mi precipito sul computer.
Il volo partirebbe il 27 da Izmir alle 15.00, per arrivare nel tardo pomeriggio in Germania. Bene. Non bene invece per i voli di collegamento. I posti sono già esauriti.
Speriamo nel volo diretto da Istanbul per Milano, che il Consolato spera di attivare per la settimana prossima. Già da diverse settimane mi hanno inserito nella lista dei connazionali che desiderano rientrare in Italia.

Oggi è sabato. Come nel passato weekend c’è un coprifuoco totale. Qui si passa dal “liberi tutti” al ”tutti dentro” indistintamente. Tutti i negozi sono chiusi e non si circola per le strade. Stamattina ho dormito più del solito grazie al bel silenzio.
Sto facendo colazione con caffè e un’altra ciambella di Alì, quando mi squilla il telefono con la suoneria legata alla mia SIM turca. È il Consolato che mi chiede se ho visto la mail che hanno inviato in mattinata. Il mio telefono non mi ha segnalato alcun messaggio. Il funzionario mi invita a leggere al più presto la e-mail, e di andare sul sito della Turkish Airlines a prenotare il volo aereo da Istanbul a Milano.
Mi suggerisce di informarlo appena possibile se acquisto il biglietto aereo, perché vorrebbero organizzare un pullman per il trasferimento da Izmir ad Istanbul. Per entrare ed uscire dalle città è necessario il permesso dell’ente governativo turco. Se il Consolato organizza il tutto, è un impegno in meno per me.
Il volo da Istanbul è previsto per le 15.00, quindi le quattro ore di viaggio in pullman porterebbero ad una partenza in mattinata. Sarebbe perfetto.
Prenoto il volo, anche con del peso extra di bagaglio, tanto per essere sicuri di non avere intoppi. Con un arrivo previsto a Milano per le 17, riuscirei a prendere un treno da Milano Centrale in serata.
Questo almeno era il mio primo pensiero.
Controllando gli orari delle navette e bus di collegamento dall’aeroporto alla stazione di Milano Centrale, mi rendo conto che arriverei dopo la partenza dell’ultimo treno utile. Anche Trenitalia ha ridotto le corse giornaliere, e l’ultimo treno per Padova parte alle 18.25.
Credo dovrò prendere una auto con autista per riuscire a farcela in tempo. Preferisco il costo dell’auto al dover pernottare a Milano e dover prendere un treno il giorno successivo.
Vedremo come si svilupperà la cosa. Intanto spero che il Consolato organizzi il viaggio verso l’aeroporto di Istanbul.

Umarım her şey yolunda gider ovvero
SPERIAMO CHE TUTTO VADA BENE…

Oggi è domenica 19 aprile. Secondo giorno del coprifuoco del weekend.
Per allietare la giornata, ho promesso ad Alì che provavo a fare i “French toast” per colazione. Nota nella cucina americana, è un piatto che si ritrova con variazioni in tutto il mondo. La versione francese si chiama “pain perdu” (dal fatto che si usa il pane raffermo), in Spagna invece la “torrija” è servita in quaresima e nella settimana santa.
Come accennato, si usano fette di pane raffermo che vengono immerse in un composto di uova, latte, estratto di vaniglia ed un pochino di sale. Una volta fritte con del burro, vengono servite con frutta fresca e sciroppo d’acero, nel nostro caso entrambi assenti. Con della marmellata di fichi secchi, ho invece fatto uno sciroppo che si è rivelato perfetto. Un brunch di alto livello!

Mentre preparavo il tutto, la mia attenzione è stata attirata da uno sventolare di panni. Nel caseggiato di fronte, una signora aveva steso il bucato. Ma la cosa incredibile è che ci fossero 13 paia di pantaloni! Appena la signora è rientrata in casa, ho dovuto fotografare questo “giorno della braga”.
Il pomeriggio si prospetta tranquillo, in un silenzio inusuale.
Passerò del tempo al sole della terrazza, in attesa che domani (spero), il Consolato Italiano mi dia notizie sul trasferimento in aeroporto di venerdì.

Settimana dal 20 al 25 Aprile

Il lunedì passa senza notizie dal Consolato. Sono un pochino in ansia.
Giovedì 23 Aprile è una Festa Nazionale. Il 23 aprile 1920 è stata la data d’apertura della Grande Assemblea Nazionale della Turchia. Nominata come la Giornata della Sovranità Nazionale è anche la Festa dei Bambini. Tutta la città è uno sventolare di bandiere turche e di bandiere con l’immagine di Atatürk. Purtroppo tutti i bambini sono già confinati in casa, e la Festa dei Bambini passa un pochino in secondo ordine.
A rendere le cose più difficili, il premier Erdogan ha dichiarato quattro giorni di coprifuoco totale a partire dalla mezzanotte di mercoledì 22.
Oggi, martedì 21, chiamo direttamente il Consolato, che mi informa che organizzeranno il trasporto per l’aeroporto di Istanbul. Sono sollevato. Visto che la partenza sarà “sotto coprifuoco” dovremo procurarci i documenti di viaggio. Il funzionario mi darà tutte le informazioni in serata.
La serata passa però senza il contatto previsto.

È mercoledì mattina. Ricevo una telefonata dal consolato che mi chiede se sono andato alla prefettura. Rispondo che non ho ricevuto alcuna indicazione. La mia e-mail ha ovviamente delle difficoltà. Fornisco un altro indirizzo e dopo un paio di minuti ricevo il tutto.
Con la dichiarazione del Console devo recarmi in prefettura, in centro città, e richiedere il lasciapassare al viaggio. Stampo il documento in una copisteria sotto casa (in verità vende impianti per l’acqua potabile, ma fa anche fotocopie e stampe) e con Alì prendo un taxi per andare in centro. In due mesi è solo la seconda volta che vedo il centro città…
Arriviamo alla prefettura, per scoprire che la loro pausa pranzo di un’ora è già iniziata e che dovremo tornare più tardi. Facciamo due passi verso il bazaar di Kemeralti che si trova alle spalle della palazzina. Il mercato è deserto. Vuoi vedere che riesco ad approfittare in extremis del mercato? Un paio di scarpe Adidas false a 130TL (17€) sono un misero “bottino”, ma dobbiamo tornare in prefettura per il lasciapassare.

Qualcosa da mangiare al volo (vietato avere tavoli esterni o servizio ristorante) ed un caldissimo tè, e siamo di nuovo in cammino. Si è già formata una coda davanti alla palazzina. Due agenti di polizia misurano con pistola termica la temperatura corporea. Una mezz’ora attesa prima di entrare negli uffici, ed altri venti minuti per il lasciapassare timbrato dal prefetto locale. Tutto bene.
Come richiesto, informo il Consolato che HO IL LASCIAPASSARE!!

Attraverso l’inevitabile nuovo gruppo Whatsapp, il Consolato ci informa che il pullman partirà alle 23.00 di giovedì notte dalla sede del Consolato.
Nella serata di giovedì, il Comune di Izmir organizzerà un servizio di raccolta e trasporto di tutti i connazionali sperduti verso il Consolato. Specifica inoltre che “In ragione della chiusura dei punti di ristoro, si suggerisce di avere con sé generi di conforto durante il viaggio”… quindi… DEVO PASSARE AL SUPERMERCATO.
Il pullman parte addirittura alle 14 da Antalya, passa per Denizli poi per İzmir… 750km!
Da Izmir il costo per il viaggio è di 400TL, equivalente a 52€, per i 495 km ed una durata di 6 ore.

Oggi è giovedì 23 Aprile. Coprifuoco. Silenzio fino alle 13, quando comincio a sentire musiche e canzoni patriottiche, sia dalla radio dei vicini che da un altoparlante in strada. Anche Alì ha alzato il volume dello stereo, e diffonde marce patriottiche (immaginatevi l’inno nazionale russo, con parole cantate in turco).
E Alì conosce le parole di tutte queste canzoni patriottiche inneggianti al padre dei Turchi! Qui hanno mitizzato la figura di Atatürk. Anche Alì che mi ha raccontato fatti storici legati ad Izmir, alle guerre contro i Greci e gli inglesi, me ne parlava come un condottiero invincibile. Nella società odierna, sempre proiettata in avanti, è strano per me vedere tanto entusiasmo per fatti avvenuti più di un secolo fa.
È indicativo che l’immagine di Atatürk sia presente (sempre e non solo in questa giornata di festa) su qualsiasi cosa, dalle bandiere, agli autobus, alle tazze souvenir.
Il Consolato mi ha informato che la Municipalità di Izmir ha messo a disposizione un pulmino per raccogliere i connazionali in città, e portarli al bus in partenza dal Consolato. Mi preleverà alla fermata della metropolitana alle 21.30.

Dopo una giornata che mi è sembrata lunghissima, e l’ultima cena con Alì, sono pronto al viaggio.
Controllo di avere tutti i moduli e lasciapassare: quello del consolato, quello della prefettura turca, quello per la Turkish Airlines, quello per il treno di rientro, e quello per lo spostamento in auto per arrivare a casa.
Partiamo da casa alle 21.10 sotto fuochi artificiali, gente in terrazzo con tamburi e bandiere e musiche patriottiche.
Dopo 10 minuti alla fermata ed i saluti all’amico Alì (senza il quale non sarei sopravvissuto in questi due mesi), arriva il pulmino. È completamente vuoto, sono il primo a salire. Dopo aver raccolto in città altri quattro italiani, arriviamo al Consolato. È situato in centro, in una bellissima zona, fronte mare. La piazza è scenograficamente illuminata.

Ci accoglie il Console. Lo saluto tendendo la mano, ma subito mi rendo conto dell’errore. Mi saluta portando la mano destra al petto. Faccio altrettanto.
Distribuisce mascherine e guanti a chi ne sia sprovvisto. In settimana avevo tentato con Alì di procurarmele in farmacia, da tempo l’unico posto dove sono in vendita. Anche qui però la burocrazia, come in Italia, è il virus più pericoloso. Alì, con l’equivalente del nostro codice fiscale, ha fatto richiesta del codice con cui recarsi in farmacia, dove gratuitamente avrebbe potuto ritirare due mascherine. Fatta la richiesta, ha aspettato il codice per tre giorni, e poi ha perso le speranze. Poi sembrava che potesse ritirarle presentando la carta d’identità. Una volta in farmacia ha scoperto che non era possibile. Ha chiesto se per uno straniero fosse possibile averne, al fine di viaggiare. Impossibile.
Fortunatamente nella borsa medica del fisioterapista ci sono sempre dei guanti e delle mascherine!

Altri connazionali arrivano alla rinfusa. Dopo l’appello, come in una gita scolastica, partiamo. Sono le 22.45 e ci aspettano molte ore di viaggio.
Appena mezz’ora fuori dalla città, vedo che i prezzi esposti dai benzinai sono già ridotti. Un litro di benzina verde costa circa 64 centesimi… Vedo inoltre che il viaggio si svilupperà sulla strada statale e non in autostrada. I molti semafori che incontriamo sembrano diventare rossi appena ci avviciniamo.

Manca un quarto d’ora alle 2:00 e facciamo una sosta, l’autista ci informa che rimarremo fermi per 30 minuti. Alla ripartenza noto che lungo la strada sono aperte bancarelle di frutta e verdura, nonostante siano le 3.30 e sia in vigore un coprifuoco!
Fortunatamente riesco a dormire un paio d’ore e mi sveglio poco prima dell’arrivo all’aeroporto di Istanbul. Sempre muniti di mascherina entriamo in aeroporto dove ci controllano la temperatura.
Guardiamo dove fare il check-in… Oggi sono previsti solo TRE voli, al posto delle centinaia pre-Covid-19!

L’aeroporto è ovviamente deserto. Sono le 5.30 e c’è un unico bar aperto. Mi aspettano NOVE ore di attesa, il volo parte alle 15. Faccio due chiacchiere con un passeggero di Bologna che una volta sentito che ero nella pallacanestro e che ero stato a Bologna si ricorda dei miei trascorsi alla Virtus. Lui tifoso Fortitudo.
Le ore passano. Sedie scomode. Visione di episodi di serie TV scaricati sul computer. Caffè imbevibile. Mal di schiena.
Sono le 14. Ci dovrebbero imbarcare tra poco. Ho ormai le orecchie rovinate dall’elastico della mascherina.

Finalmente a bordo, siamo seduti distanziati e l’hostess è in totale tuta bianca con mascherina e visiera. Sembra di essere in un film. Dopo la prima delle tre ore di volo, distribuiscono il pranzo. Sacchetto sigillato contenente due panini, acqua, patatine e dolcetto. Poi passano a distribuire i moduli da compilare per l’accesso in Italia dall’estero. È uno dei moduli che avevo già compilato e stampato.
Atterriamo con leggero anticipo sull’orario previsto delle 16.55. Lo stesso aereo continuerà poi per Roma per metà dei passeggeri. È più caldo di quanto fosse ad Izmir. Qui a Malpensa ci fanno entrare nel terminal 2, quello vecchio. Siamo probabilmente l’unico aereo del pomeriggio.
Ripreso il bagaglio, incontro l’autista dell’auto a noleggio che mi porterà alla stazione ferroviaria di Milano centrale.

È bello rientrare nella “civiltà” con una Mercedes di lusso… L’autista mi dice che il viaggio verso Milano dura normalmente 50 minuti. Ma non essendoci altre auto, impieghiamo poco meno di mezz’ora.
Sono le 18.00 ed il treno verso Padova parte alle 18.25. Timing perfetto. Entro nella stazione e preparo il modulo di autocertificazione necessario. Lo presento all’agente di Polizia. Mi dice che non posso salire in treno e che devo noleggiare un’auto o farmi venire a prendere. Chiedo ovviamente spiegazioni.
Mi dice che la norma, indicata al punto (F), lo indica chiaramente. Al contrario, faccio notare che al punto (C) parlano di tratta ferroviaria o linea marittima. Dopo alcuni minuti, mi permette di avviarmi verso il binario.
Obbiettivamente, il modulo è scritto male e si apre a diverse interpretazioni.

Ora mi aspettano tre ore e mezzo di treno, ma con il vagone vuoto e la stanchezza accumulata, non mi dispiacciono affatto. Dopo un cambio a Verona, arrivo a Padova dove mi aspetta Nicoletta. Un abbraccio dopo due mesi è liberatorio, ma non voglio assolutamente rischiare di contagiarla, se disgraziatamente fossi rimasto contagiato durante il viaggio.
Dopo una doccia ed una veloce cena, con l’auto piena dei sacchi della spesa fatta da Nicoletta, mi avvio verso casa. Arrivato a casa dovrò stare in isolamento per 14 giorni. Uscita prevista 9 Maggio 2020.
Scrivo una e-mail di ringraziamento al Console ad Izmir. Senza il loro aiuto, sarei ancora in appartamento con Alì e Pablo.
Ma ora sono a casa.
Mi sembra di essere stato via per molto di più di due mesi. L’erba del giardino si è completamente seccata, la polvere ha ricoperto i teli messi a protezione dei mobili e non vedo l’ora di rivedere i miei cari. Mi dispiace che a causa della pandemia non si sia potuta continuare l’attività sportiva ad Izmir. Stavamo progredendo e c’era entusiasmo. Ora non so come e quando ricominceranno gli allenamenti e gli eventi organizzati da Beyaz Gölge.
È stata certamente un’esperienza interessante in cui ho imparato molto, ma dubito di tornare in Turchia. Ora la visione torna alla pallacanestro italiana, che si trova in una situazione molto particolare e delicata. Spero ci sia la possibilità di fare dei cambiamenti al fine di avere in futuro un movimento sostenibile e più organizzato.
Ormai sono al secondo giorno di quarantena, e ho già nuovamente apprezzato i sapori di prosciutto e salame. Comincio tutti lavori casalinghi che gli Italiani hanno già fatto nei mesi scorsi e non mi annoio più di tanto.

Spero che questo “diario” vi abbia intrattenuto piacevolmente per qualche istante .
In caso contrario, ormai sono a casa e non vi disturbo più.
E per tutti…
Umarım her şey yolunda gider ovvero
SPERIAMO CHE TUTTO VADA BENE…

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