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“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 9, Ultime partite

“Basket in Messico” di Coach Lino Frattin – Cap. 9, Ultime partite

Appunti di viaggio di Coach Lino Frattin e la sua esperienza nella Liga Nacional de Baloncesto Profesional alla guida del Club Correcaminos UAT, tra il 2016 e il 2017.
Capitoli precedenti: Cap. 1Cap. 2Cap. 3Cap. 4Cap. 5Cap. 6Cap. 7Cap. 8

Eccoci alle ultime due partite della stagione. Siamo arrivati a Mexicali dopo un viaggio massacrante di 14 ore, iniziato alle 4.30 della mattina. Quasi quattro ore nella “camioneta” (con pick-up con tutti i bagagli al seguito) per arrivare all’aeroporto di Monterrey che per il poco che riesco a vedere, assomiglia ad una moderna città europea, traffico incluso.
Voliamo a Città del Messico,(a sud) per poi prendere un volo di oltre tre ore (verso nord) per Mexicali. Sarebbe come partire da Roma per voler andare in Svizzera, facendo tappa a Trapani.

Arriviamo nella desertica Mexicali, città di confine (ricorderete la città gemella di Calexico, oltre la frontiera USA). A parte tutta la disinformazione sui muri del neo-presidente americano Trump, qui il confine è ben delineato, da anni, da una barriera in metallo alta più di 4mt. che corre per chilometri attraverso la città e la campagna.

Qui ci troviamo con un fuso orario diverso rispetto a Victoria. Rispetto all’Italia, siamo indietro di 9 ore, invece di 7. Non mi ero reso conto della grandezza del Messico. È più di sei volte la grandezza dell’Italia, e la capitale Città del Messico è la quinta città più popolata del mondo con i suoi 21 milioni di abitanti! Negli anni ho visto molte metropoli dall’alto, dal finestrino dell’aereo, ma la grandezza di Città del Messico mi ha veramente colpito.
Abbiamo appena il tempo di riposarci un’ora e mezza in hotel, prima di partire per il campo di gioco. I Soles di Mexicali sono secondi in classifica e si preparano per i playoff che cominceranno martedì, due giorni dopo la nostra seconda partita. Sono ben allenati dal coach spagnolo Alejandro Martinez, e sono una delle pretendenti alla vittoria finale. Il governo dello Stato della Baja California, sovvenziona molto lo sport della capitale Mexicali ed anche le squadre di calcio e di baseball sono tra le prime nei rispettivi campionati.

Arriviamo un pochino prima del solito al campo di gioco, sperando di toglierci di dosso un pochino di stanchezza. Il Club di Soles mi sembra veramente organizzato e potrei paragonarlo al livello di una società italiana di serie A. Si gioca in un bel palazzetto con una adiacente “cittadella dello sport” con stadio, campo di atletica, campi da tennis, sale per la scherma, parco giochi e due piscine.

Iniziamo la partita e come era facile prevedere, il primo quarto ci vede in ritardo su tutte le azioni. Riprendiamo fiato nel secondo quarto, quando iniziamo a gestire meglio il ritmo della partita. Siamo in nove, arriviamo da un lungo viaggio, giochiamo in trasferta, contro giocatori di qualità; forse ci conviene rallentare e non correre all’impazzata!
Facciamo rallentare anche i Soles, presentando difese diverse. Non siamo perfetti, ma nonostante tutto, lottiamo su ogni pallone e riusciamo a riavvicinarci nel punteggio. Appena iniziato il terzo quarto, il nostro centro titolare, l’esperto Hugo Carrillo, ricadendo da un salto a rimbalzo, si procura una leggera distorsione alla caviglia. Non ci voleva. Rimane a sedere per il resto della gara, ma spero di averlo per la seconda partita. Senza di lui ci smarriamo, e perdiamo la partita di 18 punti. Torniamo in hotel per cenare e finalmente dormire; sono sveglio da ben 23 ore.
La mattina successiva, ci ritroviamo tutti ad approfittare della rinomata colazione dell’albergo. In settimana giocatori mi avevano entusiasticamente descritto il buffet e devo dar loro ragione quando entro nella sala del “desayuno”. Dai “tamales” alle uova, dalle crepes ai pancakes, fino ai miei preferiti ”waffles” con burro e sciroppo d’acero.

Oggi nessun allenamento in programma. Oltre a meritarselo, la squadra mi ha chiesto di poter attraversare il confine e visitare i convenienti ”outlet” di Calexico. Io e Luis ci aggreghiamo per la giornata di shopping USA. Purtroppo devo pensare al poco spazio che mi rimane in valigia.
Sabato mattina seduta di tiro. È l’ultima della stagione e parlo alla squadra per ricordare loro alcune cose utili per la partita della sera e per sottolineare quanto sia orgoglioso di loro, visto che nonostante le sconfitte, la classifica, gli infortuni e le defezioni, la squadra ha sempre dato il massimo, provando a giocare assieme, a seguire le indicazioni dello staff, creando, in questi quaranta giorni, una bella unità di gruppo.

Io divento sempre sentimentale in questi momenti, e mi sembra di essere il loro allenatore da molto più di questo mese e mezzo. Come dicevo spesso ai ragazzi del settore giovanile di The Team di Riese Pio X e di Castello di Godego, le cose che rimangono nel cuore e che si ricordano per sempre, non sono le vittorie o le sconfitte sul campo di gioco, ma sono le amicizie ed i rapporti personali che si creano in una squadra ed in un Club, dove tutti lavorano per un fine comune.
Partita alle ore 18. Hugo Carrillo ha poco dolore alla caviglia; mi dice che è pronto per giocare. Inno nazionale come sempre, iniziamo e vinciamo la palla a due. Non ci capita mai. Che sia un segno?
Infatti iniziamo molto bene. Abbiamo cura dei dettagli,buon movimento di palla e perfetto controllo del ritmo. Abbiamo cominciato difendendo a zona, vista l’indisponibilità del miglior tiratore di Mexicali. Il coach dei Soles è costretto a chiamare timeout sul 2-14. Un paio di “sviste” arbitrali ed alcune azioni affrettate riportano sotto la squadra di casa. Ci raggiungono sul 23 pari, ma rimaniamo concentrati. Rimaniamo attaccati alla partita anche quando entrano giocatori dalla panchina. Resistiamo ed arriviamo all’intervallo in svantaggio di 8 punti.
La squadra della Baja California rientra in campo con grande aggressività, ed uno dei nostri due giocatori stranieri, il canadese Grandy Glaze non ha il controllo dei propri nervi. Frustrato dal metro arbitrale, viene espulso per somma di falli tecnici.
L’impresa quindi diventa ancora più dura, ma sfruttiamo a nostro vantaggio la loro aggressività, con buone spaziature sul campo ed un pochino di fortuna, che non guasta mai.
Nell’ultima frazione di gioco, ci avviciniamo fino a cinque punti, ma non riusciamo a fare di più. Abbiamo messo in difficoltà la seconda squadra in classifica per tutti i 40 minuti. Siamo sconfitti 72 a 65 ma usciamo a testa alta.
Raccolti in spogliatoio, faccio i complimenti ad ognuno dei giocatori. Omar Quintero ed anche D.K.Eldridge, ragazzo estremamente taciturno, hanno qualcosa da dire e sottolineano quanto sia stato gratificante lavorare assieme.

Ci ritroviamo poco dopo a cena. Molti hanno biglietti aerei per tornare direttamente ai loro luoghi di residenza, in Messico e negli Stati Uniti. Salutiamo alcuni di loro, mentre altri ci lasceranno a Città del Messico e Monterrey. Io ed altri tre giocatori, siamo gli unici che ritorneranno a Ciudad Victoria.
Il nostro volo per Città del Messico parte a mezzanotte.
Sarà una lunga notte insonne.

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