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	<title>Castelfranco Veneto Sport &#187; Castelfranco Veneto Sport |  &#187; Consigli di lettura</title>
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	<description>Tutto lo sport castellano a portata di click</description>
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		<title>Daniele Silingardi, un ballerino professionista castellano all&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 15:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli di lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la mia storia. Sono nato a Castelfranco nel 1994 e, con la danza, tutto è iniziato all’età di 7 anni. Mia madre, Susanna Plaino, è la direttrice della prestigiosa scuola di danza “Il Balletto” di Castelfranco Veneto, ma fino ad allora, pur trascorrendo le giornate all’interno delle mura della scuola di danza, e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la mia storia.<br />
Sono nato a Castelfranco nel 1994 e, con la danza, tutto è iniziato all’età di 7 anni. Mia madre, Susanna Plaino, è la direttrice della prestigiosa scuola di danza “Il Balletto” di Castelfranco Veneto, ma fino ad allora, pur trascorrendo le giornate all’interno delle mura della scuola di danza, e in teatro, quando ce n’era l’occasione per spettacoli, non avevo mai preso parte a nessuna lezione. Gli sport che praticavo all’epoca erano pallacanestro, golf e judo. Ma tornando a quel fatidico giorno di 20 anni fa, mia mamma, vedendomi un po’ annoiato dopo aver già finito di fare i compiti per il giorno dopo, mi ha detto: “Daniele, visto, che sei sempre qui perché non provi a fare una lezione? Chissà, forse ti potrebbe anche piacere”. E questo fu l’inizio della mia passione per la danza. Inutile dire che col passare degli anni la danza ha preso il sopravvento sulla mia vita e sul mio tempo libero e presto dovetti lasciare alle spalle tutte le altre discipline per mancanza di ore nella giornata. Diventò quindi studio e danza, danza e studio. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/BAD__1515.jpeg" target="_blank"><img src="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/BAD__1515-244x300.jpeg" alt="BAD__1515" width="244" height="300" class="alignright size-medium wp-image-11507" /></a>Andavo a scuola alla mattina (frequentavo il Liceo Scientifico della Comunicazione ad opzione coreutica “Maria Assunta”) e poi, dalle 14.00 alle 20.00, ero in sala di danza. Come potete immaginare conciliare studio e danza è stato abbastanza impegnativo, ma fortunatamente non sono mai andato male a scuola e ce l’ho fatta, come d’altronde tutti i miei compagni. </p>
<p>Stare attenti in classe rendeva lo studio ed i compiti relativamente più facili, ma ciò non toglie che ho passato molte notti sveglio fino a tarda ora per essere pronto per compiti e verifiche. Ma ne valeva la pena.<br />
Devo ammettere che avere una mamma come direttrice ha reso la mia scelta estremamente facile, un privilegio che molta gente, soprattutto ragazzi giovani, non hanno, data l’ottica che si ha verso la danza (sessista e spesso omofobica).</p>
<p>Durante i miei anni di studio presso Il Balletto ho potuto partecipare a decine di spettacoli (anche nel nostro amato Teatro Accademico, naturalmente) e concorsi internazionali estremamente prestigiosi, in Italia e all’estero, compresi gli USA, ed ho ricevuto molti premi e borse di studio.<br />
Salto nel futuro: sono ora sedicenne e vinco il secondo premio allo Youth America Grand Prix assieme ad una borsa di studio, che copriva tutte le spese, per la famosissima Royal Ballet School di Londra. Andare a perfezionarmi in quella scuola era un mio sogno fin da piccolo. E così è arrivato per me il momento di decidere se la danza era veramente la strada che volevo seguire, dato che la scelta implicava anche lasciare famiglia, amici, fidanzata e vita castellana alle spalle.<br />
Decisi: sarei andato! Mi godetti tutti gli istanti possibili a casa e a settembre presi l’aereo destinazione Londra.</p>
<p>La mia esperienza alla Royal Ballet School (due anni, perché ammesso direttamente al penultimo corso, 2nd year, della Upper School) mi ha veramente cambiato la vita. Questa è una scuola in cui vengono ammessi soltanto i migliori ballerini provenienti da tutto il mondo, persone che io fino ad allora ammiravo e stimavo, guardando i loro video su YouTube e pensando: “ma queste sono delle vere star! Sono fenomenali!” e poi, tutto d’un tratto, mi ritrovo ad essere loro compagno di classe. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/IMG_8544.jpg" target="_blank"><img src="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/IMG_8544-300x198.jpg" alt="IMG_8544" width="300" height="198" class="alignleft size-medium wp-image-11509" /></a>Questo fatto mi ha veramente fatto aprire gli occhi facendomi rendere conto che il tempo per le chiacchiere era finito e si doveva lavorare sul serio. Nessuno voleva essere da meno in quella classe, quindi quando si lavorava lo si faceva senza battiti di ciglia. Ciò non vuol dire che ci odiavamo anzi, eravamo amici strettissimi e ci spronavamo continuamente a vicenda in modo da continuare a migliorare. Io mi sono sempre sentito onoratissimo di aver potuto condividere i miei anni di studio con ballerini di quel calibro ed ancora di più del fatto di poterli chiamare amici, alcuni addirittura quasi fratelli.<br />
Inoltre abbiamo fatto spettacoli, un tour a New York, e partecipato ad eventi della Corona Inglese.</p>
<p>Il mio secondo ed ultimo anno alla RBS (2013, avevo 18 anni) era l’anno del Diploma e delle audizioni per trovare un contratto lavorativo. Dopo avere preso parte ad una lezione con la compagnia dell’English National Ballet di Londra la direttrice, Tamara Rojo, mi ha offerto un contratto per entrare in Corpo di Ballo nella stagione 2013/2014 ed io, già al settimo cielo per questa notizia fantastica, ho accettato l’offerta immediatamente. English National Ballet e Royal Ballet rappresentano le due compagnie di ballo più importanti del Regno Unito e con fama riconosciuta a livello mondiale. Un onore, quindi, avere un contratto con loro. I miei genitori furono entusiasti di questa occasione.</p>
<p>Sono rimasto all’English National Ballet per 4 anni. In questo periodo ho avuto l’occasione di ballare in tantissimi spettacoli e produzioni, dal classico al contemporaneo, da ruoli di corpo di ballo a ruoli solistici. L’esperienza che ho accumulato facendo parte di questa compagnia è veramente senza prezzo. Facevamo oltre 150 spettacoli all’anno, a volte 12 a settimana quando ballavamo lo Schiaccianoci sotto Natale. Questo, se devo essere onesto, era un periodo difficile per i ballerini, perché il rischio di infortunio era altissimo data la stanchezza generale di fare 50 spettacoli in un mese, e la ripetizione costante della stessa produzione diventava abbastanza pesante e monotona, ma nonostante ciò queste esperienze mi hanno insegnato tantissimo e mi hanno dato l’occasione di ballare molto.</p>
<p>Dopo 4 anni ho deciso che era tempo per me di cambiare compagnia e provare qualcosa di nuovo: avendo ballato la maggior parte del repertorio all’ENB volevo avere degli stimoli e delle sfide nuove per poter continuare a migliorarmi tecnicamente e stilisticamente. E’ normale, per un artista, cambiare Compagnia, durante la sua carriera, anche più volte.<br />
Ho così fatto l’audizione per lo Stuttgart Ballet di Stoccarda, una compagnia di fama mondiale riconosciuta per le sue stelle<a href="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/6f7bf099-aefc-472a-b3b3-bac121a80634.jpg" target="_blank"><img src="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/6f7bf099-aefc-472a-b3b3-bac121a80634-240x300.jpg" alt="6f7bf099-aefc-472a-b3b3-bac121a80634" width="240" height="300" class="alignright size-medium wp-image-11511" /></a> ed il suo repertorio di balletti di moltissimi coreografi, oltre a tutti quelli creati dal fondatore John Cranko (come Onegin, la Bisbetica Domata e tantissimi altri). Dopo aver fatto lezione sono andato a parlare con il direttore il quale, molto entusiasta di me, mi ha offerto un contratto per la stagione 2017/2018. Come in precedenza, ho accettato subito.</p>
<p>Lasciare Londra è stata una scelta difficilissima, era diventata praticamente una seconda casa per me. Tutta la mia vita era lì, amici, lavoro, fidanzata, però da un punto di vista lavorativo non ero più soddisfatto e sono molto contento di aver preso questa decisione. Da quando sono a Stoccarda ho ballato in molti ruoli di rilievo, più di quanti avrei mai immaginato di ballare all’ENB.<br />
A volte ciò che è meglio per noi è anche la cosa che fa più male emotivamente, ad altri, ma col tempo tutto passa, si conoscono nuove persone, città, finestre sulla vita.</p>
<p>Per dare un’idea della mia giornata “tipo” da professionista:<br />
L’inizio è solitamente alle 10:30 con la lezione, momento indispensabile della nostra giornata perché ci permette di scaldare il corpo e mantenerci in forma tecnicamente. È il nostro “allenamento”. Alle 12 cominciano le prove per gli spettacoli in programma fino alle 18:30, con un’ora di pausa pranzo. Durante le prove lavoriamo su tutti i balletti che stiamo per mettere in palco in quel periodo, quindi si possono provare fino a 5 coreografie diverse nella stessa giornata. Ogni giornata chiaramente può essere diversa per le prove perché dipende tutto da che ruoli si fanno nella produzione, quindi ci possono essere giorni in cui ti può andare bene e finisci relativamente presto. Nel caso in cui ci sia uno spettacolo si prova fino alle 14.00, poi pausa e spettacolo alle 19:00. Prima dello spettacolo la preparazione richiede un nuovo riscaldamento (una lezione breve in palcoscenico), poi trucco e talvolta anche parrucco, dipende dalle produzioni. Per le 22:00 lo spettacolo finisce: tutti a casa a mangiare, poi un po’ di divano, letto e poi, come se nulla fosse, il giorno dopo si ricomincia. Quando ho del tempo libero nella giornata o nel fine settimana cerco sempre di andare in palestra e mantenere il mio fisico allenato, in caso contrario leggo, gioco con la Playstation, guardo Netflix, suono la mia chitarra, trascorro il tempo con gli amici.<a href="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/IMG_0265.jpg" target="_blank"><img src="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/IMG_0265-282x300.jpg" alt="IMG_0265" width="282" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-11513" /></a> Poi mi piace la fotografia (ultimamente sto anche collaborando con lo Stuttgart Ballet come fotografo) e, durante le ferie, spesso insegno come Maestro di danza. Preparo un po’ di piani per il futuro post professionale.</p>
<p>Danzare è un lavoro duro, che richiede tantissimi sacrifici da un punto di vista mentale, fisico, sociale ma nonostante ciò è un lavoro che può portare enormi soddisfazioni e felicità.<br />
Nei miei anni da ballerino professionista ho avuto l’occasione di viaggiare in posti lontani ed esotici, da Singapore a Bangkok, dalla Spagna al Giappone alla Cina. Tutti questi viaggi sono stati fatti in tournée con la compagnia e sono esperienze veramente fantastiche, esperienze che ti aprono la mente e ti permettono di conoscere ed interagire con culture in giro per il mondo.<br />
Come si può immaginare, la danza, come ogni altra attività fisica, porta con sé numerosi infortuni ed io purtroppo ho avuto la sfortuna di imbattermi in alcuni di questi. Mi è successo due volte di farmi male alla caviglia con danni severi ai legamenti entrambe le volte. Questi periodi sono molto duri da un punto di vista psicologico perché si perde la forma fisica ideale, la confidenza col palco e, soprattutto, sembra di perdere tempo, perché la nostra carriera è molto corta e quindi ogni secondo passato in panchina può sembrare eterno. Il segreto sta nel tenersi impegnati, usare il tempo in maniera intelligente e continuare con la riabilitazione.<br />
Non saprei dire esattamente cosa mi ha attratto in questo modo verso quest’arte, ma posso solo dire che, passati 20 anni, sono ancora preso da essa come, se non più (anzi sicuramente di più), del primo giorno.<br />
La danza mi ha dato un modo per esprimermi unico, senza il quale non sarei stato forse capace di conoscermi completamente.</p>
<p>Attraverso la danza ho potuto stringere amicizie che non avrei mai pensato possibili. Ho amici ed amiche in ogni parte del pianeta. Inoltre, alcune delle mie più vecchie amiche sono proprio delle mie ex compagne di danza e di scuola degli anni a Castelfranco:<a href="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/DSC_0994_c-Stuttgarter-Ballett.jpg" target="_blank"><img src="http://castelfrancovenetosport.it/cms/wp-content/uploads/2021/08/DSC_0994_c-Stuttgarter-Ballett-300x221.jpg" alt="DSC_0994_(c) Stuttgarter Ballett" width="300" height="221" class="alignright size-medium wp-image-11514" /></a> ognuno di noi ha preso strade diverse nella vita, ma ogni volta che torno a casa per le vacanze estive la prima cosa che faccio è mandare loro un messaggio per una bella rimpatriata (caratterizzata molto spesso da uno o più spritz, eh sì&#8230; il veneto in me prende il sopravvento).</p>
<p>Per concludere vorrei solo fare una riflessione su una situazione che dovrebbe veramente cambiare.<br />
La danza in Italia, sfortunatamente, è considerata molto meno di altre forme d’intrattenimento. Questo è un peccato enorme, dato che la danza come arte fa parte della nostra cultura da secoli, dai suoi esordi.<br />
Io, come molti altri connazionali (e come anche mio fratello Lorenzo) ho scelto di portare il mio talento all’estero, dove viene sicuramente apprezzato molto di più. In Italia un numero sempre più crescente di Compagnie e Teatri sta chiudendo, lasciando ancora più artisti allo sbaraglio, senza lavoro, e io veramente vedo la cosa come un peccato colossale verso la nostra cultura e storia e un torto a noi artisti.<br />
In Germania ci sono compagnie in moltissime città, statali o private, e tutte lavorano tantissimo con grande apprezzamento e sostegno da parte dei rispettivi pubblici. In Italia abbiamo il potenziale per essere un paese fortissimo dal punto di vista artistico, ed invece tutti i nostri migliori talenti devono trasferirsi all’estero per lavorare (anche mia mamma manda, per necessità, tutti i suoi allievi a lavorare o a perfezionarsi all’estero).<br />
Emigrati, in paesi sconosciuti e talvolta lontanissimi da casa, per poter seguire un sogno che, se ci fosse un po&#8217; di interesse da parte dell’Italia, si potrebbe realizzare anche qui, con le nostre famiglie più vicine a sostenerci nel nostro arduo cammino, in un Paese con i Teatri più belli del mondo.<br />
Ma senza Compagnie di Ballo, purtroppo.</p>
<p><em>Daniele Silingardi</em><br />
<em>(Danzatore col Balletto di Stoccarda, fotografo, diplomato Royal Ballet School ed ex allievo de Il Balletto Scuola di Danza Castelfranco Veneto)</em><br />
<em><a href="https://www.instagram.com/silingardiphotography/" rel="noopener" target="_blank">@silingardiphotography</a> &#8211; <a href="https://www.instagram.com/danielesilingardi/" rel="noopener" target="_blank">@danielesilingardi</a></em><br />
<em>Foto: Stuttgart Ballet (Carlos Quezada &#038; Roman Novitzky), English National Ballet</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per un po&#8217;&#8230; chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non &#8211; Ep. 8</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 09:02:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Consigli di lettura]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020.</em> <em>(ep. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-1/" target="_blank" rel="noopener">1</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-2/" rel="noopener" target="_blank">2</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-3/" rel="noopener" target="_blank">3</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-4/" rel="noopener" target="_blank">4</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-5/" rel="noopener" target="_blank">5</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-6/" rel="noopener" target="_blank">6</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-7/" rel="noopener" target="_blank">7</a>)</em></p>
<p><strong>Settimana dal 12 al 19 Aprile</strong></p>
<p>Almeno splende il sole. Solo il mercoledì di pioggia ha interrotto diversi giorni di sole.<br />
Le giornate si susseguono senza grandi differenze. Lunedì di Pasqua con qualche video-chat di più, mentre gli altri giorni sono tutti uguali: sveglia tardi e colazione con ciambella fatta in casa di Alì. Lunedì mattina, forse ancora addormentato, ha impastato una nuova ciambella  ma ha messo il sale al posto dello zucchero! Nel pomeriggio ne ha preparata una seconda, molto buona.<br />
(A) Come già descritto, visto che la colazione termina a mezzogiorno, dopo la lettura di tre o quattro quotidiani online, non pranziamo. Alì in verità, vista la giovane età, si prepara sempre qualcosa attorno alle 15. Io “stoico” resisto fino a cena con solo un piccolo snack&#8230;<br />
Da giorni mi sono imposto di fare esercizi fisici. Ogni volta oltrepasso la soglia della camera da letto, devo fare degli esercizi per alcuni minuti. La procedura funziona. Prima delle 20 mi sposto in cucina, e con “Radio Cafè” online, preparo la cena.<br />
Mentre ceniamo ci guardiamo il telegiornale in turco, per le notizie legate al Covid-19, e poi con Netflix ci guardiamo una puntata di “The Blacklist”. Alle 22:00 (le 21.00 in Italia) è l’ora delle telefonate e mi sposto quindi in camera.<br />
Seguono diverse serie TV, già scaricate o via Netflix al computer, e spengo la luce all’una e mezza circa. Per il programma della mattina seguente, ritornate al punto (A).</p>
<p>Oggi, giovedì, ho ricevuto la telefonata del Consolato Italiano che mi chiedeva se fossi ancora interessato ad un volo di ritorno in Italia. Ho confermato con entusiasmo.<br />
Forse a breve riescono ad organizzare un volo per la Germania, da dove si spera sia più facile rientrare in Italia.<br />
Venerdì si apre con una e-mail, che leggo dal telefono, che mi informa di due giorni (il 27 e 29 aprile) in cui c’è un volo da Izmir per Francoforte e Monaco. Le autorità tedesche vogliono che si abbia già in mano il biglietto aereo per l’Italia. Scrivono che i collegamenti dalla Germania per Milano e Roma sono attivi grazie ad Alitalia e Lufthansa. Mi precipito sul computer.<br />
Il volo partirebbe il 27 da Izmir alle 15.00, per arrivare nel tardo pomeriggio in Germania. Bene. Non bene invece per i voli di collegamento. I posti sono già esauriti.<br />
Speriamo nel volo diretto da Istanbul per Milano, che il Consolato spera di attivare per la settimana prossima. Già da diverse settimane mi hanno inserito nella lista dei connazionali che desiderano rientrare in Italia.</p>
<p>Oggi è sabato. Come nel passato weekend c’è un coprifuoco totale. Qui si passa dal “liberi tutti” al ”tutti dentro” indistintamente. Tutti i negozi sono chiusi e non si circola per le strade. Stamattina ho dormito più del solito grazie al bel silenzio.<br />
Sto facendo colazione con caffè e un&#8217;altra ciambella di Alì, quando mi squilla il telefono con la suoneria legata alla mia SIM turca. È il Consolato che mi chiede se ho visto la mail che hanno inviato in mattinata. Il mio telefono non mi ha segnalato alcun messaggio. Il funzionario mi invita a leggere al più presto la e-mail, e di andare sul sito della Turkish Airlines a prenotare il volo aereo da Istanbul a Milano.<br />
Mi suggerisce di informarlo appena possibile se acquisto il biglietto aereo, perché vorrebbero organizzare un pullman per il trasferimento da Izmir ad Istanbul. Per entrare ed uscire dalle città è necessario il permesso dell’ente governativo turco. Se il Consolato organizza il tutto, è un impegno in meno per me.<br />
Il volo da Istanbul è previsto per le 15.00, quindi le quattro ore di viaggio in pullman porterebbero ad una partenza in mattinata. Sarebbe perfetto.<br />
Prenoto il volo, anche con del peso extra di bagaglio, tanto per essere sicuri di non avere intoppi. Con un arrivo previsto a Milano per le 17, riuscirei a prendere un treno da Milano Centrale in serata.<br />
Questo almeno era il mio primo pensiero.<br />
Controllando gli orari delle navette e bus di collegamento dall’aeroporto alla stazione di Milano Centrale, mi rendo conto che arriverei dopo la partenza dell’ultimo treno utile. Anche Trenitalia ha ridotto le corse giornaliere, e l’ultimo treno per Padova parte alle 18.25.<br />
Credo dovrò prendere una auto con autista per riuscire a farcela in tempo. Preferisco il costo dell’auto al dover pernottare a Milano e dover prendere un treno il giorno successivo.<br />
Vedremo come si svilupperà la cosa. Intanto spero che il Consolato organizzi il viaggio verso l’aeroporto di Istanbul. </p>
<p><em><strong>Umarım her şey yolunda gider</strong></em>   ovvero<br />
<em><strong>SPERIAMO CHE TUTTO VADA BENE&#8230;</strong></em></p>
<p>Oggi è domenica 19 aprile. Secondo giorno del coprifuoco del weekend.<br />
Per allietare la giornata, ho promesso ad Alì che provavo a fare i “French toast” per colazione. Nota nella cucina americana, è un piatto che si ritrova con variazioni in tutto il mondo. La versione francese si chiama “pain perdu” (dal fatto che si usa il pane raffermo), in Spagna invece la “torrija” è servita in quaresima e nella settimana santa.<br />
Come accennato, si usano fette di pane raffermo che vengono immerse in un composto di uova, latte, estratto di vaniglia ed un pochino di sale. Una volta fritte con del burro, vengono servite con frutta fresca e sciroppo d’acero, nel nostro caso entrambi assenti. Con della marmellata di fichi secchi, ho invece fatto uno sciroppo che si è rivelato perfetto. Un brunch di alto livello!</p>
<p>Mentre preparavo il tutto, la mia attenzione è stata attirata da uno sventolare di panni. Nel caseggiato di fronte, una signora aveva steso il bucato. Ma la cosa incredibile è che ci fossero 13 paia di pantaloni! Appena la signora è rientrata in casa, ho dovuto fotografare questo “giorno della braga”.<br />
Il pomeriggio si prospetta tranquillo, in un silenzio inusuale.<br />
Passerò del tempo al sole della terrazza, in attesa che domani (spero), il Consolato Italiano mi dia notizie sul trasferimento in aeroporto di venerdì. </p>
<p><strong>Settimana dal 20 al 25 Aprile</strong></p>
<p>Il lunedì passa senza notizie dal Consolato. Sono un pochino in ansia.<br />
Giovedì 23 Aprile è una Festa Nazionale. Il 23 aprile 1920 è stata la data d’apertura della Grande Assemblea Nazionale della Turchia. Nominata come la Giornata della Sovranità Nazionale è anche la Festa dei Bambini. Tutta la città è uno sventolare di bandiere turche e di bandiere con l’immagine di Atatürk. Purtroppo tutti i bambini sono già confinati in casa, e la Festa dei Bambini passa un pochino in secondo ordine.<br />
A rendere le cose più difficili, il premier Erdogan ha dichiarato quattro giorni di coprifuoco totale a partire dalla mezzanotte di mercoledì 22.<br />
Oggi, martedì 21, chiamo direttamente il Consolato, che mi informa che organizzeranno il trasporto per l’aeroporto di Istanbul. Sono sollevato. Visto che la partenza sarà “sotto coprifuoco” dovremo procurarci i documenti di viaggio. Il funzionario mi darà tutte le informazioni in serata.<br />
La serata passa però senza il contatto previsto.</p>
<p>È mercoledì mattina. Ricevo una telefonata dal consolato che mi chiede se sono andato alla prefettura. Rispondo che non ho ricevuto alcuna indicazione. La mia e-mail ha ovviamente delle difficoltà. Fornisco un altro indirizzo e dopo un paio di minuti ricevo il tutto.<br />
Con la dichiarazione del Console devo recarmi in prefettura, in centro città, e richiedere il lasciapassare al viaggio. Stampo il documento in una copisteria sotto casa (in verità vende impianti per l’acqua potabile, ma fa anche fotocopie e stampe) e con Alì prendo un taxi per andare in centro. In due mesi è solo la seconda volta che vedo il centro città&#8230;<br />
Arriviamo alla prefettura, per scoprire che la loro pausa pranzo di un’ora è già iniziata e che dovremo tornare più tardi. Facciamo due passi verso il bazaar di Kemeralti che si trova alle spalle della palazzina. Il mercato è deserto. Vuoi vedere che riesco ad approfittare in extremis del mercato? Un paio di scarpe Adidas false a 130TL (17€) sono un misero “bottino”, ma dobbiamo tornare in prefettura per il lasciapassare. </p>
<p>Qualcosa da mangiare al volo (vietato avere tavoli esterni o servizio ristorante) ed un caldissimo tè, e siamo di nuovo in cammino. Si è già formata una coda davanti alla palazzina. Due agenti di polizia misurano con pistola termica la temperatura corporea. Una mezz’ora attesa prima di entrare negli uffici, ed altri venti minuti per il lasciapassare timbrato dal prefetto locale. Tutto bene.<br />
Come richiesto, informo il Consolato che HO IL LASCIAPASSARE!!</p>
<p>Attraverso l’inevitabile nuovo gruppo Whatsapp, il Consolato ci informa che il pullman partirà alle 23.00 di giovedì notte dalla sede del Consolato.<br />
Nella serata di giovedì, il Comune di Izmir organizzerà un servizio di raccolta e trasporto di tutti i connazionali sperduti verso il Consolato. Specifica inoltre che &#8220;In ragione della chiusura dei punti di ristoro, si suggerisce di avere con sé generi di conforto durante il viaggio&#8221;&#8230; quindi&#8230; DEVO PASSARE AL SUPERMERCATO.<br />
Il pullman parte addirittura alle 14 da Antalya, passa per Denizli poi per İzmir&#8230; 750km!<br />
Da Izmir il costo per il viaggio è di 400TL, equivalente a 52€, per i 495 km ed una durata di 6 ore.</p>
<p>Oggi è giovedì 23 Aprile. Coprifuoco. Silenzio fino alle 13, quando comincio a sentire musiche e canzoni patriottiche, sia dalla radio dei vicini che da un altoparlante in strada. Anche Alì ha alzato il volume dello stereo, e diffonde marce patriottiche (immaginatevi l’inno nazionale russo, con parole cantate in turco).<br />
E Alì conosce le parole di tutte queste canzoni patriottiche inneggianti al padre dei Turchi! Qui hanno mitizzato la figura di Atatürk. Anche Alì che mi ha raccontato fatti storici legati ad Izmir, alle guerre contro i Greci e gli inglesi, me ne parlava come un condottiero invincibile. Nella società odierna, sempre proiettata in avanti, è strano per me vedere tanto entusiasmo per fatti avvenuti più di un secolo fa.<br />
È indicativo che l’immagine di Atatürk sia presente (sempre e non solo in questa giornata di festa) su qualsiasi cosa, dalle bandiere, agli autobus, alle tazze souvenir.<br />
Il Consolato mi ha informato che la Municipalità di Izmir ha messo a disposizione un pulmino per raccogliere i connazionali in città, e portarli al bus in partenza dal Consolato. Mi preleverà alla fermata della metropolitana alle 21.30.</p>
<p>Dopo una giornata che mi è sembrata lunghissima, e l’ultima cena con Alì, sono pronto al viaggio.<br />
Controllo di avere tutti i moduli e lasciapassare: quello del consolato, quello della prefettura turca, quello per la Turkish Airlines, quello per il treno di rientro, e quello per lo spostamento in auto per arrivare a casa.<br />
Partiamo da casa alle 21.10 sotto fuochi artificiali, gente in terrazzo con tamburi e bandiere e musiche patriottiche.<br />
Dopo 10 minuti alla fermata ed i saluti all’amico Alì (senza il quale non sarei sopravvissuto in questi due mesi), arriva il pulmino. È completamente vuoto, sono il primo a salire. Dopo aver raccolto in città altri quattro italiani, arriviamo al Consolato. È situato in centro, in una bellissima zona, fronte mare. La piazza è scenograficamente illuminata.</p>
<p>Ci accoglie il Console. Lo saluto tendendo la mano, ma subito mi rendo conto dell’errore. Mi saluta portando la mano destra al petto. Faccio altrettanto.<br />
Distribuisce mascherine e guanti a chi ne sia sprovvisto. In settimana avevo tentato con Alì di procurarmele in farmacia, da tempo l’unico posto dove sono in vendita. Anche qui però la burocrazia, come in Italia, è il virus più pericoloso. Alì, con l’equivalente del nostro codice fiscale, ha fatto richiesta del codice con cui recarsi in farmacia, dove gratuitamente avrebbe potuto ritirare due mascherine. Fatta la richiesta, ha aspettato il codice per tre giorni, e poi ha perso le speranze. Poi sembrava che potesse ritirarle presentando la carta d’identità. Una volta in farmacia ha scoperto che non era possibile. Ha chiesto se per uno straniero fosse possibile averne, al fine di viaggiare. Impossibile.<br />
Fortunatamente nella borsa medica del fisioterapista ci sono sempre dei guanti e delle mascherine!</p>
<p>Altri connazionali arrivano alla rinfusa. Dopo l’appello, come in una gita scolastica, partiamo. Sono le 22.45 e ci aspettano molte ore di viaggio.<br />
Appena mezz’ora fuori dalla città, vedo che i prezzi esposti dai benzinai sono già ridotti. Un litro di benzina verde costa circa 64 centesimi&#8230; Vedo inoltre che il viaggio si svilupperà sulla strada statale e non in autostrada. I molti semafori che incontriamo sembrano diventare rossi appena ci avviciniamo.</p>
<p>Manca un quarto d’ora alle 2:00 e facciamo una sosta, l’autista ci informa che rimarremo fermi per 30 minuti. Alla ripartenza noto che lungo la strada sono aperte bancarelle di frutta e verdura, nonostante siano le 3.30 e sia in vigore un coprifuoco!<br />
Fortunatamente riesco a dormire un paio d’ore e mi sveglio poco prima dell’arrivo all’aeroporto di Istanbul.  Sempre muniti di mascherina entriamo in aeroporto dove ci controllano la temperatura.<br />
Guardiamo dove fare il check-in&#8230; Oggi sono previsti solo TRE voli, al posto delle centinaia pre-Covid-19!</p>
<p>L’aeroporto è ovviamente deserto. Sono le 5.30 e c&#8217;è un unico bar aperto. Mi aspettano NOVE ore di attesa, il volo parte alle 15. Faccio due chiacchiere con un passeggero di Bologna che una volta sentito che ero nella pallacanestro e che ero stato a Bologna si ricorda dei miei trascorsi alla Virtus. Lui tifoso Fortitudo.<br />
Le ore passano. Sedie scomode. Visione di episodi di serie TV scaricati sul computer. Caffè imbevibile. Mal di schiena.<br />
Sono le 14. Ci dovrebbero imbarcare tra poco. Ho ormai le orecchie rovinate dall’elastico della mascherina. </p>
<p>Finalmente a bordo, siamo seduti distanziati e l’hostess è in totale tuta bianca con mascherina e visiera. Sembra di essere in un film. Dopo la prima delle tre ore di volo, distribuiscono il pranzo. Sacchetto sigillato contenente due panini, acqua, patatine e dolcetto. Poi passano a distribuire i moduli da compilare per l’accesso in Italia dall’estero. È uno dei moduli che avevo già  compilato e stampato.<br />
Atterriamo con leggero anticipo sull’orario previsto delle 16.55. Lo stesso aereo continuerà poi per Roma per metà dei passeggeri. È più caldo di quanto fosse ad Izmir. Qui a Malpensa ci fanno entrare nel terminal 2, quello vecchio. Siamo probabilmente l’unico aereo del pomeriggio.<br />
Ripreso il bagaglio, incontro l’autista dell’auto a noleggio che mi porterà alla stazione ferroviaria di Milano centrale.</p>
<p>È bello rientrare nella “civiltà” con una Mercedes di lusso&#8230; L’autista mi dice che il viaggio verso Milano dura normalmente 50 minuti. Ma non essendoci altre auto, impieghiamo poco meno di mezz’ora.<br />
Sono le 18.00 ed il treno verso Padova parte alle 18.25. Timing perfetto. Entro nella stazione e preparo il modulo di autocertificazione necessario. Lo presento all’agente di Polizia. Mi dice che non posso salire in treno e che devo noleggiare un’auto o farmi venire a prendere. Chiedo ovviamente spiegazioni.<br />
Mi dice che la norma, indicata al punto (F), lo indica chiaramente. Al contrario, faccio notare che al punto (C) parlano di tratta ferroviaria o linea marittima. Dopo alcuni minuti, mi permette di avviarmi verso il binario.<br />
Obbiettivamente, il modulo è scritto male e si apre a diverse interpretazioni.</p>
<p>Ora mi aspettano tre ore e mezzo di treno, ma con il vagone vuoto e la stanchezza accumulata, non mi dispiacciono affatto. Dopo un cambio a Verona, arrivo a Padova dove mi aspetta Nicoletta. Un abbraccio dopo due mesi è liberatorio, ma non voglio assolutamente rischiare di contagiarla, se disgraziatamente fossi rimasto contagiato durante il viaggio.<br />
Dopo una doccia ed una veloce cena, con l’auto piena dei sacchi della spesa fatta da Nicoletta, mi avvio verso casa. Arrivato a casa dovrò stare in isolamento per 14 giorni. Uscita prevista 9 Maggio 2020.<br />
Scrivo una e-mail di ringraziamento al Console ad Izmir. Senza il loro aiuto, sarei ancora in appartamento con Alì e Pablo.<br />
Ma ora sono a casa.<br />
Mi sembra di essere stato via per molto di più di due mesi. L’erba del giardino si è completamente seccata, la polvere ha ricoperto i teli messi a protezione dei mobili e non vedo l’ora di rivedere i miei cari. Mi dispiace che a causa della pandemia non si sia potuta continuare l’attività sportiva ad Izmir. Stavamo progredendo e c’era entusiasmo. Ora non so come e quando ricominceranno gli allenamenti e gli eventi organizzati da Beyaz Gölge.<br />
È stata certamente un&#8217;esperienza interessante in cui ho imparato molto, ma dubito di tornare in Turchia. Ora la visione torna alla pallacanestro italiana, che si trova in una situazione molto particolare e delicata. Spero ci sia la possibilità di fare dei cambiamenti al fine di avere in futuro un movimento sostenibile e più organizzato.<br />
Ormai sono al secondo giorno di quarantena, e ho già nuovamente apprezzato i sapori di prosciutto e salame. Comincio tutti lavori casalinghi che gli Italiani hanno già fatto nei mesi scorsi e non mi annoio più di tanto.</p>
<p>Spero che questo “diario” vi abbia intrattenuto piacevolmente per qualche istante .<br />
In caso contrario, ormai sono a casa e non vi disturbo più.<br />
E per tutti&#8230;<br />
<em><strong>Umarım her şey yolunda gider</strong></em>   ovvero<br />
<em><strong>SPERIAMO CHE TUTTO VADA BENE&#8230;</strong></em></p>
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		<title>Per un po&#8217;&#8230; chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non &#8211; Ep. 7</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2020 15:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 1 &#8211; 2 &#8211; 3 &#8211; 4 &#8211; 5 &#8211; 6) Settimana dal 30 Marzo al 5 Aprile Ovviamente, non è successo molto in questa settimana. Il governo Turco ha stabilito che gli under 20]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020.</em> <em>(ep. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-1/" target="_blank" rel="noopener">1</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-2/" rel="noopener" target="_blank">2</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-3/" rel="noopener" target="_blank">3</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-4/" rel="noopener" target="_blank">4</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-5/" rel="noopener" target="_blank">5</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-6/" rel="noopener" target="_blank">6</a>)</em></p>
<p><strong>Settimana dal 30 Marzo al 5 Aprile</strong><br />
Ovviamente, non è successo molto in questa settimana. Il governo Turco ha stabilito che gli under 20 e gli over 65 debbano rimanere a casa. Tutti gli altri dovranno indossare mascherine per gli spostamenti indispensabili.<br />
È vero che il 60% dei contagiati (ufficialmente oltre 20.000) è nella sola Istanbul, ma devo dire che qui ad Izmir non vedo grandi preoccupazioni. Il mercato ortofrutticolo del giovedì si è svolto regolarmente e più della metà delle persone era senza mascherina protettiva. Il traffico automobilistico è inalterato, mentre dalle finestre del nostro appartamento che danno sulla ferrovia, ho notato meno passeggeri nei treni.<br />
Io e Alì ci spostiamo comunque il minimo necessario.</p>
<p>Venerdì ho sentito che passavano in strada con altoparlante. Credevo si trattasse della polizia che raccomandava agli anziani di rimanere a casa. Non capendo il turco, ho chiesto conferma ad Alì. Mi ha detto che era solo uno che vendeva patate&#8230; E visto che molti sono in casa, usava il megafono per farsi sentire!<br />
Leggo che sarebbe un vero disastro economico, una chiusura del paese come in Italia. Grandi fette della popolazione erano in difficoltà prima del virus, e la eventuale chiusura delle attività commerciali porterebbe a gravi problemi.<br />
Nota lieta. Un nuovo inquilino si è stabilito nel palazzo, e come di consuetudine, per presentarsi ha portato qualcosa agli appartamenti vicini. La signora ci ha portato un piatto di Sarma: foglie di vite, arrotolate attorno a un ripieno di riso e carne macinata. È una pietanza che si trova nelle cucine dell&#8217;ex impero ottomano dal Medio Oriente all&#8217;Europa sud-orientale. Molto buono.<br />
È stato un gradito contorno alla nostra cena, piccante al punto giusto. E visto che ad Alì non piacciono molto le cose piccanti&#8230; mi sono “sacrificato”.<br />
Parlando di cibo, devo dire che Alì ormai è un esperto di ciambelle per la colazione. Ne ha preparata un’altra, ancora migliore della prima.</p>
<p>Per disperazione guardo anche ricette che sono in grado di seguire, per riuscire a dare un pochino di varietà alle nostre cene. Infatti ormai i pranzi sono aboliti. Le mattine ci svegliamo con molta calma e facciamo una solida colazione.<br />
Lettura dei giornali online e piccole faccende casalinghe. Con qualche inevitabile trasgressione, resistiamo fino alle 20, ora in cui regolarmente ceniamo.<br />
L’altro giorno mi sono cimentato con successo nello sformato di patate e formaggio. Mancavano i dadini di prosciutto, ma ho trovato un altro affettato di manzo, simile alla bresaola. Stasera ho in programma di preparare una pasta e fagioli&#8230; vi terrò informati&#8230; </p>
<p>Una novità in settimana è stata una video-chat con altri allenatori, con ospite d’onore il mio amico Andrea Mazzon.  Una bella chiacchierata con alcuni temi tecnici, ma soprattutto è stato bello rivedere e parlare con amici allenatori che non vedevo da tempo. </p>
<p><strong>Settimana dal 5 al 12 Aprile</strong></p>
<p>Ed un’altra settimana è passata. Qui le cose si sono aggravate e dopo le restrizioni agli under 20 e agli over 65, da un paio di giorni è vietato uscire di casa senza validi e seri motivi. Hanno detto che si doveva compilare un modulo specifico, ma non si trova da nessuna parte. Al contrario dell’Italia che ne preparava uno ogni due giorni, qui dicono di compilarne uno che non esiste ancora&#8230;</p>
<p>Da mercoledì, il tempo è migliorato. Ogni pomeriggio, nella terrazza ben orientata verso ovest, passo almeno una ora a leggere in compagnia del fido Pablo.<br />
È anche un&#8217;occasione per riflettere e pensare a cosa farò in futuro, e a come questa pandemia cambierà il nostro vivere quotidiano. C’è chi dice che “il dopo” sarà meglio perché avremo capito il vero valore delle cose e come siano importante delle altre. Io non sono così ottimista. Credo invece che le persone tendano a dimenticare la tempesta, ricordando solo i giorni di sole. Si tenterà a tornare a come si viveva prima, ma invece di aver imparato qualcosa, saremo ancora più individualisti ed aggressivi, frustrati da questa nuova realtà e dalle difficoltà quotidiane sempre maggiori. Spero di sbagliarmi.</p>
<p>Oggi è il giorno di Pasqua. Ovviamente ho dovuto spiegare ad Alì cosa fosse.<br />
Nel pomeriggio è prevista una video-chat di famiglia. Stanno tutti bene e ne sono felice. Come vi ho detto, da un paio di giorni è in atto il coprifuoco. Il traffico automobilistico e ferroviario è quasi inesistente. Leggo oggi che la Turchia è la nazione in cui i contagi aumentano di più, anche perché hanno iniziato a testare con i tamponi, scovando molti asintomatici al virus.<br />
Spero che il consolato Italiano ad Izmir, con cui sono in contatto, mi avvisi presto di voli di rimpatrio. Spero ne organizzino per fine mese.</p>
<p>Tornando alle mie “prodezze” culinarie, la pasta e fagioli di sabato scorso era ottima.<br />
In questi giorni, ho tentato di dare ulteriore varietà ai nostri menù serali. Ho provato la ricetta delle polpette di patate e tonno, al forno. Forse non erano esteticamente bellissime, ma posso certificare la loro bontà!<br />
Venerdì sera ho preparato una “pasta primavera” con alcune delle buonissime verdure che vendono al mercato del giovedì. Una buona pasta, niente di eccezionale. Per la seconda volta in questi due mesi, Alì ha avuto la brillante idea di aggiungere della  maionese al suo piatto di pasta&#8230; Speravo che la prima volta fosse stato solo un errore. Mi sbagliavo.<br />
Spesso all’estero di vedono simili azioni “sacrileghe”, ma questa non me la aspettavo. </p>
<p>[Continua&#8230;]</p>
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		<title>Per un po&#8217;&#8230; chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non &#8211; Ep. 6</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 09:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli di lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 1 &#8211; 2 &#8211; 3 &#8211; 4 &#8211; 5) Settimana dal 16 al 22 Marzo 2020 Oggi, martedì 17, sono andato al piccolo supermercato nella via centrale. Ho preso il necessario per degli spaghetti al]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020.</em> <em>(ep. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-1/" target="_blank" rel="noopener">1</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-2/" rel="noopener" target="_blank">2</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-3/" rel="noopener" target="_blank">3</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-4/" rel="noopener" target="_blank">4</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-5/" rel="noopener" target="_blank">5</a>)</em></p>
<p><strong>Settimana dal 16 al 22 Marzo 2020</strong></p>
<p>Oggi, martedì 17, sono andato al piccolo supermercato nella via centrale. Ho preso il necessario per degli spaghetti al pesto, e al ritorno mi sono fermato in una pasticceria che si affacciava sulla via con dolci invitanti.<br />
La Baklava è un particolarissimo dolce tipico della Turchia e della Grecia, ma in generale di tutta l&#8217;Europa dell&#8217;Est. A base di pasta fillo e frutta secca come mandorle, noci o pistacchi. Questo è uno dei dolci che mi ricordano la cultura araba. È un dolce che potremmo definire mieloso, in quanto molto dolce.<br />
Altro dolce che vedo proposto da molti venditori è il Halka tatlisi. Sono ciambelle fritte, a base di burro, semola e amido di mais. Appena fritti, gli anelli sono immediatamente bagnati in un dolcissimo sciroppo freddo, che li rende croccanti.<br />
Specialità di Izmir è invece la “bomba” (scritta veramente così) che cè un biscottone con all’interno una crema di cioccolato, simile ad una Nutella più densa.</p>
<p>Siamo fermi.<br />
Le scuole sono chiuse, la nostra attività sospesa, ma il campionato di basket continua, a porte chiuse, nonostante le richieste di sospensione da parte di giocatori ed allenatori. Si comincia a vedere qualcuno con mascherina. Personalmente non credo molto nell’efficacia di queste mascherine; in particolar modo di quelle che vedo qui, che non sono altro che veline di tessuto, con l’elastico.<br />
Anche la via dello shopping, qui a Bayrakli, si è adeguata e molti vendono gel disinfettanti per le mani e acqua di colonia al limone (che viene tradizionalmente già usata sulle mani).<br />
I contagiati aumentano di giorno in giorno. Mentre qualche giorno fa erano meno di 200, oggi (giovedi 19) sono già più di mille.  Alì mi ha raccontato di due gruppi di fedeli che si erano recati alla Mecca, e sono tornati con diversi infetti&#8230; Un gruppo è stato controllato e messo in quarantena, l’altro non è stato controllato e si teme abbia esteso il contagio.<br />
Come per la Russia, si crede comunque che le cifre date dagli organi governativi non siano attendibili. Intanto circola voce che nel week-end verranno poste in essere misure simili a quelle già in effetto in Italia.</p>
<p>In televisione ho visto spot che ricordavano alla popolazione, in maniera semplice ma efficace, come proteggersi dal contagio. Io sono partito dall’Italia un mese fa, ma non ricordo di aver visto sulle reti italiane una cosa simile, semplice, ma di grande utilità per tutti.<br />
Ieri mattina nonostante un vento freddo c’era il sole, e sono uscito per una passeggiata sul lungomare, che dista da me solo 5 minuti a piedi.<br />
I pescatori sul pontile credo siano lì solo per trovarsi e fare due chiacchiere. In tutte le passeggiate fatte in questi giorni, non li ho mai visti prendere niente&#8230;</p>
<p>Con il porto di Izmir, dall’altra parte della baia, l’acqua non è affatto pulita. Non vedo grande attenzione verso l’ambiente, come molti di noi abbiamo in Italia. Ci sono grandi canali di scolo, che sono fogne a cielo aperto in diversi punti della città. Non oso pensare a come sarà poco piacevole passarci vicino, una volta che arriverà il caldo estivo.</p>
<p>Qui ho notato una grande passione per gli animali. A parte quelli che vivono con i propri padroni, ci sono cani e gatti ovunque. I cani (seppur mi sembra identificati con targhette all&#8217;orecchio) sono randagi, ben nutriti ma liberi di sdraiarsi ovunque e crogiolarsi al sole. Non ti disturbano, e addirittura spesso non si alzano dalla strada, neppure per le auto. Lo stesso vale per i gatti, accarezzati dai passanti che per loro hanno allestito piccole cucce per ripararsi dal freddo e dalla pioggia. Ma la cosa stupefacente è che cani e gatti si ignorano completamente!</p>
<p>Oggi, giovedì 19, il tempo non promette nulla di buono. Rimango a casa.<br />
A casa sua invece torna Nevzat, il secondo fisioterapista, in attesa della ripresa degli allenamenti. Non lo biasimo. Lo farei anch’io se solo potessi viaggiare in maniera agevole. Molte nazioni hanno chiuso le frontiere. Chissà che giri sarei costretto a fare per arrivare a Venezia!<br />
L’idea di una quarantena in casa, come in Italia, mi spaventa. Non per il fatto di dover rimanere in casa, ma per il fatto che essendo qui, non ho tutte le cose di casa mia che mi avrebbero impegnato le giornate. A me infatti piace stare a casa (mia), e fare lavori manuali, dal giardinaggio al bricolage. Qui purtroppo sarei costretto ad essere legato al mio fedele laptop e a Netflix (servizio che a parere mio merita un premio Nobel&#8230;). Vedremo&#8230;</p>
<p>Intanto comincio un corso online elementare di lingua straniera. &#8220;Turco?&#8221; direte voi&#8230; No, islandese.<br />
Per carità, anche il Turco ha il suo fascino, con l’influenza araba e persiana e altro&#8230; A proposito di lingue, il sacchetto della spesa (qui ancora non biodegradabile) lo chiamano Poşet, e si pronuncia POSCET, dal francese pochette. Altra parola francese è &#8220;pardon&#8221;, usata come in italiano. Con tutto questo francese, ho dovuto indagare&#8230;<br />
A cavallo tra Ottocento e Novecento il francese a Istanbul e in Turchia era diffusissimo, e perfino la burocrazia utilizzava il francese al posto del turco. La diplomazia ottomana manteneva tutta la corrispondenza interna al ministero (cioè tra la sede centrale e i vari consolati e ambasciate sparsi per il mondo) esclusivamente in francese! Alla fine dell’ottocento, il governo turco ottomano mandò addirittura un gran numero di studenti, con borsa di studio, in Francia. Dovevano acculturarsi e poi trasmettere, tornati in patria, le conoscenze acquisite nella Francia della Belle Epoque.<br />
Ancora oggi si vedono facilmente le influenze francesi nelle parole antrenör per entraineur (allenatore),  enflasyon per inflation, nostaljik per nostalgique, boksör per boxeur (pugile), egzotik per exotique, konferans per conférence, kuaför per coiffeur, asansör per ascenseur, kapasité per capacité (capienza, sui traghetti), banliyö  per banlieu (periferia).<br />
Insomma, moltissime parole prese in prestito dal francese, soprattutto quelle che hanno in qualche modo a che fare con la modernità: parole prese dal francese, ma trasformate nella grafia in base alle esigenze del sistema fonetico ottomano e poi turco. Interessante.</p>
<p>Intanto il muezzin, diverse volte al giorno, chiama dal minareto della moschea, i fedeli alla preghiera&#8230; in arabo.</p>
<p><strong>Settimana dal 23 al 29 Marzo 2020</strong></p>
<p>Le giornate sembrano interminabili. È stato consigliato agli over 65 di rimanere in casa. Mancato per un pelo ! Complice il brutto tempo, si rimane principalmente in casa. Abbiamo scorte di viveri ed in verità “la Via Condotti” di Bayrakli non offre un granché.<br />
Da quello che leggo, credo che le case degli italiani siano ormai le più pulite al mondo. Il molto tempo a disposizione facilita le pulizie di primavera. Avendo poco da pulire in casa, io ho “ripulito” il mio computer e disco esterno da file inutili, e riordinato il materiale presente.<br />
Rivedere foto vecchie di qualche anno porta inevitabilmente a rivivere ed analizzare il passato. Guardo le scelte fatte, le decisioni prese, alla luce di quello che ora è la realtà&#8230; Se potessimo prevedere il futuro, forse sarebbe più facile, ma certamente meno emozionante!<br />
<em>&#8220;Ciò che non è assolutamente possibile, è non scegliere&#8221; (Jean-Paul Sartre)</em></p>
<p>Oggi, lunedì 23, ho trovato con piacere un panificio che sforna del pane “alla vecchia maniera” come definito dal panettiere. Una pagnotta tonda di 35-40 cm, crosta mediamente croccante e mollica densa; perfetta per le bruschette!<br />
Nell’accordo non scritto, dove io cucino e gli altri lavano i piatti, la settimana scorsa, nella ricerca di qualcosa di gustoso, mi era venuta in mente la bruschetta. Il pane purtroppo non era adatto, ma ora con questa pagnotta le cose cambiano! Infatti, grande successo e cena appetitosa.<br />
Io non sono un grande amante della carne. Consumo senza problemi il pollame e qualche affettato, ma la carne rossa non riesco proprio a mangiarla. Nelle prime due settimane qui ad Izmir, avevo quasi convertito Alì e Nevzat ad una dieta vegetariana, con qualche eccezione verso il pollo.<br />
Normalmente mi adatto bene alla cucina locale. La cucina in Inghilterra, Austria e Messico non mi ha creato problemi e non sentivo la mancanza di qualcosa di particolare. Qui però sento la mancanza tremenda di due cose: cappuccino e brioche, che probabilmente essendo distante dal centro città e luoghi turistici qui non si trovano, e&#8230; il maiale! Un salamino, un prosciutto, dello speck, la pancetta, il bacon&#8230; qui non sanno cosa si perdono.<br />
Comunque qui ho trovato il Simit, una pasta di pane lievitata a forma di ciambella con semi di sesamo sulla crosta. Tagliata a metà è ottima per esempio, con formaggio, pomodoro, insalata e senape (ma sarebbe eccezionale con dello speck!).</p>
<p>Oggi, mercoledì, sono andato a fare una passeggiata sul lungomare. Solito giretto di una mezz’ora, che faccio con l’attenzione alla ormai universale “distanza di sicurezza”. Ci sono pochi a passeggio. Tanto meglio. Nonostante ci fossi passato diverse volte, noto ora la presenza di panchine con annessa presa USB per i telefoni cellulari. Una bella idea.<br />
Da un paio di sere, alle 21.05 (dopo le raccomandazioni e preghiere del muezzin) sentiamo un gran battere di mani ed auto che suonano il clacson. Sull’esempio di quanto fatto in altre nazioni, anche qui dimostrano quanto apprezzano il lavoro di medici ed infermieri dell’ospedale che abbiamo qui vicino (anche se qui ad Izmir non mi sembra che ci sia una alcuna emergenza da Covid-19).<br />
Ho trovato del riso italiano, per risotti. Il riso che usano qui ha i chicchi molto piccoli, quasi la metà di quelli che vediamo in Italia&#8230; Non sono affatto esperto in risotti, ed ho chiesto a Nicoletta qualche “dritta”. Comunque non credo che il mio amico Alì sappia molto di risotti, quindi posso andare sul sicuro.</p>
<p>Oggi, venerdì, piove. Devo dire che non ho molto da scrivere. La clausura imposta non aiuta a generare storie interessanti da scrivere.<br />
Per aggiornarvi: il risotto è venuto bene, nonostante la mancanza di parmigiano. Alì, invaso da tutta questa cultura culinaria (!) che lo avvolge, ha deciso quindi di comperare il necessario per una torta e ieri sera ha fatto la sua prima infornata. Stamattina a colazione abbiamo mangiato la buona torta e ho fatto i complimenti allo Chef Alì.<br />
Tutta la giornata di oggi sarà dedicata alla creazione di due video didattici per i nostri giovani atleti: il primo con esercizi di ball handling (trattamento di palla e palleggio), mentre il secondo avrà come tema gli esercizi fisici che i ragazzi possono fare a casa, anche da soli. A fine giornata ho la vista che mi si sdoppia! Troppe ore con occhi allo schermo.</p>
<p>E siamo arrivati anche a sabato. È arrivata la comunicazione che è stata prorogata la chiusura delle scuole. Non una cosa buona per la nostra attività cestistica&#8230;<br />
Da oggi poi, sono vietate le passeggiate “di svago”. Come in Italia (ma senza 5 certificazioni&#8230;) sarà possibile andare a fare la spesa e poco più. Ma c’è una buona notizia: ho scovato un vecchio copriletto che da ora fungerà da tenda oscurante per le vetrate nella mia stanza da letto. Guarda quanto poco basta per rallegrare una giornata&#8230;<br />
Da domani non dovrò mettermi un cuscino sulla testa per continuare a dormire senza la “accecante” luce mattutina! E devo dire che ormai non sento più le “cantate” mattutine del muezzin, che da alcuni giorni ho soprannominato “Elvis”, con grandi risate di Alì.</p>
<p><em>[Continua&#8230;]</em></p>
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		<title>Per un po&#8217;&#8230; chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non &#8211; Ep. 5</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2020 08:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli di lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 1 &#8211; 2 &#8211; 3 &#8211; 4) Settimana dal 9 al 15 Marzo 2020 Inizio oggi la cronografia settimanale invece che giornaliera. L’attività cestistica procede regolarmente. Vi aggiornerò di come evolvono le cose. I turchi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020.</em> <em>(ep. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-1/" target="_blank" rel="noopener">1</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-2/" rel="noopener" target="_blank">2</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-3/" rel="noopener" target="_blank">3</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-4/" rel="noopener" target="_blank">4</a>)</em></p>
<p><strong>Settimana dal 9 al 15 Marzo 2020</strong><br />
Inizio oggi la cronografia settimanale invece che giornaliera. L’attività cestistica procede regolarmente. Vi aggiornerò di come evolvono le cose.</p>
<p>I turchi sono molto patriottici. Ovunque ci sono le rosse bandiere turche: appese dalle finestre, su intere facciate di palazzi. E dove non c’e la bandiera turca, c’è l’immagine di Kemal Atatürk, eroe nazionale e fondatore della Turchia moderna.<br />
Atatürk (&#8220;Padre dei Turchi&#8221;) fu il cognome assegnato esclusivamente a lui, con apposito decreto che nel 1934 il Parlamento, in base alla &#8220;Legge sul cognome&#8221;, attribuì a Mustafa Kemal quando egli fece adottare regolari cognomi di famiglia, assenti nella tradizione turco-ottomana.<br />
Atatürk fu il primo presidente della Turchia, nel 1923. Diede vita a una serie di riforme fondamentali di stampo occidentale: Abolì il califfato, riconobbe la parità dei sessi (negli anni &#8217;20!), istituì il suffragio universale, la domenica come giorno festivo, adottò l&#8217;alfabeto latino, il calendario gregoriano e il sistema metrico decimale.<br />
Le riforme di Mustafa Kemal avvicinarono decisamente la Turchia all&#8217;Europa. Si registrarono però fenomeni di repressione delle opposizioni e pesanti violenze contro i curdi.<br />
Sebbene voglia associarsi ad Atatürk, il corrente leader Erdogan non è da tutti ben visto. Anche Erdogan ha tappezzato le città con la sua foto, ma più di qualcuno lo chiama “il diavolo”, per via della sua politica oppressiva nei confronti della stampa, per il colpo di Stato (da molti indicato come una sceneggiata per poter avere poteri più repressivi) all’intervento militare in Siria.</p>
<p>A proposito di Stampa, l’altro giorno mentre aspettavo la metropolitana ho voluto vedere se la Turchia avesse dei contagiati dal Coronavirus.<br />
Ho trovato un articolo “Perché il Coronavirus non può affliggere la Turchia” in cui si rimarcava con orgoglio che la Turchia non avesse contagi, e si spiegava che:<br />
<em>“Il Governo Turco è stato molto veloce nell&#8217;istituire controlli, mentre la lentezza dei governi Europei ha contribuito all’espansione del contagio. Controlli termici a tutti i passeggeri in arrivo, un piano di disinfezione giornaliera di tutti i mezzi pubblici (bus, treni, metro, aerei, traghetti) e delle merci in arrivo rendono sicura la Turchia. Ciononostante sono stati costruiti 20 nuovi ospedali ed aumentati i posti letto negli ospedali, e fino a 100.000 posti letto sono già pronti&#8230; non come in Cina.<br />
I turchi sono molto attenti all&#8217;igiene personale, e se anche leggermente influenzati rimangono sempre a casa, finché non passa. Al contrario della Cina, i Turchi non mangiano animali selvatici o quelli domestici, come cani, gatti, serpenti. Non consumano neppure creature marine come gamberetti, granchi o aragoste. Mangiano soprattutto fagioli, grano e cereali.  I turchi mangiano in maniera più salutare rispetto alle altre genti del mondo”</em>.</p>
<p>Comunque, nonostante l&#8217;evidente propaganda di Stato, mercoledì 11 marzo hanno trovato il primo turco contagiato.<br />
Venerdì 13 (!) il governo ha stabilito di chiudere le scuole per due settimane. Quindi oggi, sabato, si sono presentati pochi ragazzi all’allenamento, e suppongo sarà lo stesso domani.<br />
Da lunedì, anche la nostra attività si dovrà fermare.<br />
Si comincia a parlare del virus, e sinceramente non mi fido molto dell’informazione governativa. Se la sosta dovesse protrarsi, comincio a domandarmi il mio ruolo qui&#8230;<br />
Se dovessi tornare in Italia oggi, non saprei sinceramente il tragitto da seguire, visti i molti collegamenti cancellati dalla Turchia al resto dell’Europa.<br />
Vedremo all’inizio della settimana, con la già indetta riunione plenaria.</p>
<p><em>[Continua&#8230;]</em></p>
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		<title>Per un po&#8217;&#8230; chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non &#8211; Ep. 4</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2020 13:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli di lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 1 &#8211; 2 &#8211; 3) Venerdì 28/02. Sono qui da una settimana&#8230; Il venerdì, come il lunedì, è un giorno senza pallacanestro. Un&#8217;oretta alla mattina nel fitness center e ritorno a casa per un pranzo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020.</em> <em>(ep. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-1/" target="_blank" rel="noopener">1</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-2/" rel="noopener" target="_blank">2</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-3/" rel="noopener" target="_blank">3</a>)</em></p>
<p><strong>Venerdì 28/02.</strong> Sono qui da una settimana&#8230; Il venerdì, come il lunedì, è un giorno senza pallacanestro. Un&#8217;oretta alla mattina nel fitness center e ritorno a casa per un pranzo &#8220;messicano&#8221; di chili con carne. Sono temporaneamente alloggiato in un grande appartamento con l&#8217;assistente General Manager (e fisioterapista) Alí Demirkan. Abbiamo un accordo sottointeso dove io cucino e lui lava i piatti.<br />
Nel pomeriggio, visita ad una banca per cambio di Euro in Lire turche. Qui in banca, ad ogni sportello, ci sono due sedie girevoli per i clienti. Immagino che le operazioni durino più del solito.</p>
<p><strong>Sabato 29/02&#8230; 2020.</strong> Anno bisestile = un giorno extra!<br />
Piove e sulle montagne, alle spalle di Izmir, vedo una spolverata di neve. Oggi ho allenamenti dalle 13 alle 17, con tre gruppi diversi. Si presentano 16 ragazzi: cominciamo a ragionare.</p>
<p><strong>Domenica 01/03.</strong> Allenamenti dalle 13 alle 17 e poi cena con staff. Cucina turca, o almeno le pietanze di questa sera, pongono la cucina messicana al secondo posto&#8230; Sorpasso della Turchia!<br />
Spiedini di 50 cm con 5-6 bocconcini di pollo o manzo (ovviamente niente maiale) con tanti contorni diversi.<br />
Dalle verdure, alle salse, dallo yogurt e peperoncini alla cipolla caramellata. Sfilati i bocconcini, dallo spiedo, se ne pongono alcuni in quello che potrebbe sembrare una piadina finissima. Aggiungete quello che volete, si arrotola e si mangia. Potrebbero assomigliare ai tacos messicani, ma qui le verdure e i contorni fanno la differenza.</p>
<p><strong>Lunedì 02/03.</strong> È arrivato Nevzat, il secondo fisioterapista dell’appartamento. Se non fosse che ho più del doppio degli anni dei due ragazzi, sembrerebbe un appartamento di universitari.<br />
Stamattina ritorno alla palestra di fitness che dista una fermata di metropolitana di superficie. È una bellissima giornata soleggiata, 19 gradi. Faccio 50 minuti di lavoro in palestra, soprattutto per aiutare ad alleviare il dolore alla costola. Infatti sabato scorso, nel secondo allenamento, ho voluto dimostrare ai bambini più piccoli come tuffarsi sotto una palla che stava rimbalzando sul campo. Non più tanto &#8220;bambino&#8221;, mi sono tuffato come &#8220;balenottero spiaggiato&#8221; e ho sentito una fitta al fianco, vicino  l&#8217;ascella.<br />
Per esperienze precedenti di molti anni fa, la difficoltà di respirazione e di movimento, aggiunto al dolore localizzato, mi ha fatto pensare ad una piccola lesione ad una costola. Solo dopo più di 10 giorni posso dire di sentire molto meno dolore&#8230;<br />
Nel pomeriggio, visito uno dei centri commerciali più chic. Qui in Turchia mi confermano che hanno un&#8217;accesa passione per i grandi centri commerciali. A 25 minuti di metropolitana, il centro Mavibahçe (giardino blu) è veramente bello. Attorno ad un grande cortile con palme e giardini ci sono 4 piani di negozi e ottimi ristoranti.<br />
Trascorro piacevolmente quasi due ore, prima di attraversare la strada e visitare un secondo centro commerciale!<br />
L&#8217;Hilltown (immagino un gioco di parole tra “Hilton”, sinonimo di lusso e “hill town”, paese di collina) è ai piedi delle colline che guardano la città. Quasi gli stessi negozi, qualcosa di più lussuoso e grandi marchi.<br />
Dopo aver mangiato una precoce cena, mi incammino verso la &#8220;istasyon Izban&#8221; (stazione metro Izban) che mi riporterà verso Bayrakli, la zona di Izmir dove viviamo. Questa è la zona più antica, dove per primi ci furono insediamenti. Ci sono scavi archeologici attivi e mi hanno detto che la settimana scorsa è stata ritrovata una collana ed orecchini risalenti a quasi 4000 anni fa.<br />
Tornato in appartamento, mi rilasso guardando qualcosa su Netflix, aspettando la telefonata serale da Nicoletta. Devo rimarcare quanto apprezzi il supporto e la comprensione di Nicoletta e dei miei familiari per queste mie esperienze lontano da casa. Ho indubbiamente un’indole “vagabonda”, e se certe avventure si possono comprendere quando chi le fa ha 20 anni, forse a 58 si fa più fatica. Ma la curiosità ha sempre il sopravvento. Le persone che si incontrano, il cibo, le abitudini, il tutto unito alla pallacanestro e dalla pallacanestro. Dopo gli spostamenti in Italia (Verona, Pesaro, Bologna, Riva del Garda, Pistoia, Treviglio, Roma, Chieti, Treviso) ci sono state esperienze a Londra, Vienna, Ciudad Victoria-Messico.<br />
Forse è ora di smettere di peregrinare, dopo questi 4 mesi turchi&#8230; anche per loro.</p>
<p><strong>Martedì 03/03 e Mercoledì 04/03.</strong> Giorni di allenamento regolare. I ragazzi stanno ritornando all’attività. I giorni si fanno più caldi ed oggi siamo arrivati ai 21 gradi.<br />
Le giornate sono abbastanza ripetitive. La mattina sono impegnato nella palestra di fitness, oppure a scrivere, come oggi, questo diario. Nei pomeriggi sono impegnato in palestra.</p>
<p><strong>Giovedì 05/03.</strong> Oggi piove. La cosa che ormai stanca di più, sono i trasferimenti da e per la palestra. Non avere l’auto costringe a camminare di più e a programmare per tempo la giornata. Il pomeriggio per arrivare in palestra impiego quasi un’ora. La sera fortunatamente veniamo riaccompagnati a casa in auto da uno degli assistenti allenatori.<br />
Domani giorno libero. Speriamo che il tempo migliori.</p>
<p><strong>Venerdì 06/03.</strong> Bellissima giornata. Decido di prendere la metro, e tornare al centro commerciale Mavibahçe. Ho notato con piacere che anche i più giovani si alzano e cedono il posto agli anziani. C’è molto ordine e cortesia. Nella metà dei miei viaggi quotidiani in metro incontro giovani che, suonando una fisarmonica o cantando accompagnati da una chitarra, tentando di racimolare qualche spicciolo. Buona anche la generosità dei viaggiatori.<br />
In tutti i luoghi pubblici ci sono addetti alla sicurezza. All’ingresso di ogni stazione della metro ci sono metal detector (ed anche se suona, lasciano passare chiunque), mentre per entrare al centro commerciale bisogna passare un controllo degno di un aeroporto.<br />
Mi piace questo centro commerciale. Arioso, con un bel giardino interno, è un&#8217;oasi di quiete. Sono rimasto per mezz’ora, in maniche corte, a scrivere appunti per questo diario. Prima però sono stato da Starbucks per un cappuccino. Qui è sorto il consueto problema del nome che gli addetti scrivono sulla tazza. Chi avesse letto il mio diario Messicano, si ricorderà che dopo un paio tentativi di far scrivere il nome “Lino”, ho pensato ad uno “Starbucks name”, per loro più semplice. Successivamente, per i miei tre mesi messicani, gli addetti mi hanno conosciuto come “Carlos” .<br />
Qualche giorno fa, in un altro Starbucks, Lino era stato di difficile comprensione. Ho provato con il vecchio nome “Carlos” con risultati discutibili. Sono giunto alla decisione di adattarmi quindi ai nomi locali: Alì.<br />
Ho passeggiato per il giardino ed i negozi del Mavibahçe, per poi fare tappa al supermercato Carrefour. Ho promesso ai due ragazzi dell’appartamento che al mio ritorno avrei preparato loro un piatto di pasta italiano. Avevo pensato ad una carbonara, senza ricordarmi che non avrei potuto trovare pancetta, o guanciale di maiale! Esistono ricette per la versione vegetariana, ma volevo tentare di trovare qualcosa di simile all’originale.<br />
Trovati gli spaghetti Barilla, ma per sostituto del maiale, non ho fortuna. Trovo comunque una confezione di affettato di manzo, che assomiglia vagamente (molto vagamente) allo speck&#8230; Inoltre al supermercato vedo corsie di formaggi molli o poco stagionati&#8230; e niente parmigiano!<br />
Poi al banco dei formaggi trovo finalmente una piccola busta di 100 gr di parmigiano reggiano: ma costa l’equivalente di 24 Euro! Fortunatamente, rovistando tra simili “gioielli” del banco dei formaggi, trovo un parmigiano turco per 35TL, equivalenti a 5 euro.<br />
Tornato in appartamento, mi accingo a preparare la carbonara turca&#8230; Ad  una zucchina tagliata a “julienne” ed il simil-speck resi croccanti, aggiungo pepe ed il parmigiano turco alle uova. Non sarà una carbonara classica, ma la cena è un successone!</p>
<p><strong>Sabato 06/03 e Domenica 07/03.</strong> Oggi è domenica, Nevzat è un pochino in ritardo per uscire e si decide di non usare la metropolitana, ma un mini-bus. Questi mezzi di trasporto sono piccoli bus da 14 posti, gestiti da privati che pagano annualmente per una licenza per un determinato percorso cittadino. Il costo del biglietto varia dai 3,50 ai 4,50 TL (0.50/60 euro) a seconda del tragitto.<br />
Attendiamo 5 minuti alla fermata, e all’arrivo saliamo attraverso l’unica porta centrale. Non si potrebbero trasportare viaggiatori in piedi, ma siamo in 25, e installati ci sono corrimano e supporti verticali per reggersi durante il viaggio. E vi assicuro&#8230; BISOGNA REGGERSI&#8230; con questo autista pazzo!<br />
L’uso del clacson sembra importante quanto sterzare per evitare le altre auto, ma dopo l’ennesima strombazzata, il clacson si blocca e viaggiamo per un paio di minuti, tra le risa dei viaggiatori, come una ambulanza a sirene spiegate!<br />
Dopo una serie di telefonate a qualcuno che potesse aiutarlo, l’autista ferma il mezzo, scende, apre il cofano e strappa i fili elettrici collegati alla tromba, che finalmente rimane in silenzio. Risale con le mani nere di grasso, e ricomincia la corsa. Impieghiamo soli 20 minuti, invece dei normali 40, e la fermata è proprio davanti alla scuola che ospita la nostra palestra&#8230; meno male.<br />
Ritorniamo però in metropolitana. Incamminandoci verso la stazione, vengo sorpreso da un clacson di un automobilista, molto nervoso, che fremeva al semaforo. Istintivamente reagisco con un veneto “eh&#8230; to mare vàca!”,  al che i ragazzi turchi mi guardano e si mettono a ridere, chiedendomi cosa avessi detto!<br />
Dopo la traduzione in inglese non riuscivano a smettere di ridere e, con accento turco, ora possiamo dire che abbiamo due “neo-veneti”! </p>
<p><em>[Continua&#8230;]</em></p>
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		<title>Per un po&#8217;&#8230; chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non &#8211; Ep. 3</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 13:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 1 &#8211; 2) Venedì 21/02. Che ore sono? &#8230;Eh? Cosa?&#8230; Il Muezzin chiama alla preghiera&#8230; alle 6.50! Ne sentivo due, da due moschee diverse&#8230; uno sembra sotto casa col megafono. Oggi giornata di pausa, niente]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020.</em> <em>(ep. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-1/" target="_blank" rel="noopener">1</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-2/" rel="noopener" target="_blank">2</a>)</em></p>
<p><strong>Venedì 21/02.</strong> Che ore sono? &#8230;Eh? Cosa?&#8230; Il Muezzin chiama alla preghiera&#8230; alle 6.50! Ne sentivo due, da due moschee diverse&#8230; uno sembra sotto casa col megafono.<br />
Oggi giornata di pausa, niente basket. Faccio un giretto nel quartiere con Alì, fisioterapista e dirigente Beyaz Gölge.</p>
<p><strong>Sabato 22/02 e Domenica 23/02.</strong> Primi allenamenti. Vedo i primi ragazzi. Il livello tecnico di conoscenza del gioco è comparabile con quello dei ragazzi italiani. Purtroppo, con le dimissioni del precedente allenatore, molti credono che l’attività sia cessata e mi ritrovo solo 5 giocatori. Ma la voce si sparge velocemente, e la domenica siamo già un qualcuno in più.</p>
<p><strong>Lunedì 24/02.</strong> Con l’onnipresente Alì, faccio il turista in centro. Monumento principale è la Torre dell’Orologio in Piazza Konak. Costruita nel 1901, fu un regalo dell’imperatore tedesco Guglielmo II. In stile ottomano, è alta 25 metri. È interessante che nelle ex province balcaniche dell’Impero ottomano, in particolare nelle attuali città serbe, bosniache e montenegrine come Belgrado, Prijepolje, Sarajevo, Banja Luka, Gradačac e Stara Varos, esistono ancora Torri dell’Orologio simili risalenti all’epoca ottomana, che sono chiamate Sahat Kula (la parola deriva proprio dalla traduzione di “Torre dell’Orologio” in turco, ossia Saat Kulesi). Molto ben tenuto, è un punto di ritrovo per i turisti, ma anche per famiglie con bambini.<br />
Da piazza Konak parte una stradina che si inoltra nel mercato di Kemeralti, il bazaar della città. Un immenso  groviglio di stradine&#8230; molte a tema. Ad esempio sono passato nella strada dedicata ai matrimoni: inviti stampa per matrimoni, abbigliamento, torte, gioielleria&#8230;<br />
Grazie al cambio favorevole con l’Euro, penso di ripassare qui per fare delle spese. Abbigliamento, valigeria, scarpe sportive sono ovunque! Ho visto delle scarpe sportive Adidas. Alì ha chiesto il prezzo: siamo sui 10 euro! Il bello è che non le spacciano per originali&#8230; lo sappiamo tutti che non lo sono. Ci hanno detto addirittura &#8220;l&#8217;originale ti costa&#8230; 500 Lire turche!&#8221;.<br />
Ci fermiamo per mangiare qualcosa in un&#8217;area dove ci sono un paio di chioschi/ristorantini. Riso con kebab döner di vitello, pomodori, peperoncino e pane-focaccia. Il tutto per quasi 12 euro&#8230; in due.<br />
In centro, quasi sulla piazza Konak, vicino agli uffici del governo della città e della Provincia, ho visto un uomo seduto davanti ad un tavolino, con macchina da scrivere, fogli e carta carbone. Mi hanno spiegato che per presentare domande o richieste varie alla pubblica amministrazione, bisogna sapere COME presentarle&#8230; Molti cittadini quindi, specialmente dalla campagna, si affidano a questi moderni &#8220;scriba&#8221; per i loro problemi di comunicazione burocratica. Anche davanti al Tribunale ne ho visti altri tre, completi di tavolino ed ombrellone.</p>
<p><strong>Martedì 25/02.</strong> Izmir è una città di 4,2 milioni di abitanti. Fortunatamente i mezzi pubblici funzionano a dovere. Da dove abitiamo, dobbiamo prendere due diverse linee di metropolitana di superficie. Impieghiamo 40 minuti circa per arrivare in palestra.<br />
Oggi arriviamo prima, e chiediamo di assistere alla fine della lezione di educazione fisica di ragazzi della scuola che ci ospita. Stanno giocando a basket.<br />
Sono studenti della scuola media&#8230; credo 15enni. Classe mista. Noto che le abilità motorie generali sono superiori a quelle dei coetanei italiani. In particolar modo le ragazze sono nettamente superiori.<br />
Oggi solo due ore di allenamento. Tutto regolare. I ragazzi ricominciano a tornare.<br />
Ci accompagnano in auto al ritorno. Ai semafori, la luce verde, rossa o gialla c&#8217;è anche (grazie a led colorati)  sul palo e braccio di supporto del semaforo! Sembra un Luna Park! </p>
<p><strong>Mercoledì 26/02.</strong> Oggi è il compleanno della mia compagna Nicoletta..Sono passati solo 7 giorni dalla mia partenza, ma sembra un mese. Purtroppo saranno veramente dei mesi prima di rivederci di persona..<br />
Il Corona Virus imperversa in Italia ( qui sembra tutto normale invece) ed i voli da e per l’Italia sono stati sospesi. Era mia intenzione passare qualche giorno in Italia, attorno a Pasqua. Dubito che queste restrizioni siano rimosse entro  Aprile. Vedremo</p>
<p><strong>Giovedì 27/02.</strong> Oggi mattinata al fitness center, con abbonamento pagato da Beyaz Gölge. Vedremo domani mattina se sarò a pezzi, visto che sono inattivo da diversi mesi.<br />
Oggi è mercato orto-frutticolo sulla mia strada. Hanno cominciato ad allestire il tutto ieri notte. Devo dire che le verdure qui, sono eccellenti. Nella via commerciale del quartiere di Bayrakli ho trovato anche il mio “spacciatore”&#8230; di arachidi e frutta secca. Fenomenale!<br />
Vedo che qui, sui tavolini dei bar, si consuma molto più Çay (il nostro tè), più che il rinomato caffè turco, Kahve (con “h” aspirata). Il caffè turco si prepara in un bricco con l’acqua quasi al punto di ebollizione. Si versa quindi la polvere di caffè e poco zucchero. Si lascia decantare il tutto, per lasciare che la polvere si depositi. Dopodiché si versa in piccole tazzine senza manico.<br />
In Turchia, in Grecia e in parte del mondo arabo alla polvere che si deposita sul fondo delle tazzine è riconosciuto un potere divinatorio. Il rituale della caffeomanzia permette di predire il futuro interpretando le figure formate dalla polvere depositata nelle tazzine. Credo che continuerò a bere tè&#8230;<br />
Oggi allenamento 17.30-19: incredibilmente 10 partecipanti (sebbene di età diverse)&#8230; Miglioriamo.<br />
Il gatto di casa, Pablo, comincia a darmi sui nervi&#8230; D&#8217;altra parte, sarei anch&#8217;io &#8220;incontrollabile&#8221; se vivessi 24/7 in questo appartamento al secondo piano&#8230;</p>
<p><em>[Continua&#8230;]</em></p>
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		<title>Per un po&#8217;&#8230; chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non &#8211; Ep. 2</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2020 09:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli di lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. (ep. 1) Si parte Il volo, in partenza da Venezia alle 13.20, prevede scalo ad Istanbul, e dopo ulteriore ora di volo arrivo ad Izmir alle 21.00. Rispetto all’Italia, per via del fuso orario, Izmir è avanti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020.</em> <em>(ep. <a href="http://castelfrancovenetosport.it/per-un-po-chiamatemi-ali-turchia-2020-diario-cestistico-e-non-ep-1/" target="_blank" rel="noopener">1</a>)</em></p>
<p><strong><u>Si parte</u></strong><br />
Il volo, in partenza da <strong>Venezia</strong> alle 13.20, prevede scalo ad <strong>Istanbul</strong>, e dopo ulteriore ora di volo arrivo ad <strong>Izmir</strong> alle 21.00. Rispetto all’Italia, per via del fuso orario, Izmir è avanti di due ore.</p>
<p>Ho posto n.16; sull’ala&#8230;<br />
Il proprietario di <strong>Beyaz Gölge</strong> (l&#8217;organizzazione che con la NBA, ha fondato la Basketball School per ragazzi e ragazze dagli 8 ai 16 anni) prenota sempre il posto 16, perché essendo alto due metri, sa che è il posto sull’ala con spazio per l’uscita di emergenza e per poter stendere le gambe. Vedi l&#8217;esperienza&#8230; </p>
<p>Mi siedo al mio posto, alzo gli occhi e vedo il segnale di <strong>“vietato fumare”</strong> e mi viene in mente un volo preso negli anni ’90, prima che vietassero il fumo negli aerei.<br />
Era un volo da Atene a Salonicco. Con la <strong>Virtus Bologna</strong> si andava a giocare una partita di Coppa. Avevo ovviamente chiesto un posto per NON fumatori.</p>
<p>Sul lato sinistro dell’aereo, avevo un posto centrale, e altri viaggiatori a destra e a sinistra. Poco dopo il decollo il signore alla mia destra si accende una sigaretta. Lo guardo con disprezzo. Ma quasi immediatamente, anche quello alla mia sinistra se ne accende una&#8230; Accidenti! &#8230;ma avevo chiesto un posto per NON FUMATORI.</p>
<p>Disperato e nella “nebbia”, provo ad indirizzare l’aria delle bocchette sopra di me, a respingere il fumo. In quel momento mi rendo conto dell&#8217;incredibile situazione.<br />
In alto, vicino alle bocchette dell’aria, il posto alla mia sinistra e alla mia destra erano contrassegnati come posti FUMATORI.<br />
Il mio posto centrale, tra i due, era per <strong>NON</strong> FUMATORI&#8230; Mi sono messo a ridere, da solo. I due fumatori avranno pensato che ero un italiano un pochino strano&#8230;</p>
<p>Nel volo tra Istanbul ed Izmir sfoglio la rivista di bordo, e studio la cartina della <strong>Turchia</strong>.<br />
Individuo <strong>Izmir</strong>, sulla costa, <strong>Istanbul</strong> e la capitale <strong>Ankara</strong>.  Spaziando verso est, vedo due cittadine (neanche tanto piccole, 400.000 ciascuna!) dal nome curioso. La cittadina di <strong>Malatya</strong>, che in questo periodo di Coronavirus, mi fa sorridere.<br />
In turco comunque si pronuncia con accento sulla seconda “a”. In Gennaio, un mese fa, è stata colpita da un forte  terremoto.<br />
La seconda cittadina è <strong>Batman.</strong><br />
Ogni commento è superfluo.</p>
<p>Atterriamo ad Izmir, e dopo una difficoltosa ricerca e raccolta del bagaglio, esco ed incontro gli amici turchi che mi aspettano. Fuori dall’aeroporto diluvia.<br />
L’aeroporto è solo a 20 minuti dalla città ed in poco tempo siamo a cena. Posto accogliente e la mia curiosità culinaria ha il sopravvento. Una cucina saporita e semplice negli ingredienti.</p>
<p>Mi portano nell’appartamento provvisorio, a tre camere, dove alloggiano già i due fisioterapisti. Non è un problema. Meglio avere qualcuno che conosce lingua e che mi possa far vedere come funzionano le prime cose in Turchia.</p>
<p>Noto che nella mia camera (ed in tutta la casa) mancano scuri o tende che possano ridurre la luminosità del sole mattutino&#8230;<br />
Pazienza&#8230; sono così stanco che dormirò comunque.</p>
<p><em>[Continua&#8230;]</em></p>
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		<title>Per un po&#8217;&#8230; chiamatemi Alì: Turchia 2020, diario cestistico e non &#8211; Ep. 1</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2020 16:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli di lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020. Prologo Squilla il telefono. Sono sul pullman del Basket Montebelluna, diretto a Corno di Rosazzo per la partita di serie C Gold contro la formazione locale. Al telefono, un mio amico mi informa che si è “ri-aperta”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio del Coach di pallacanestro Lino Frattin e la sua esperienza cestistica in Turchia a inizio 2020.</em></p>
<p><strong><u>Prologo</u></strong></p>
<p>Squilla il telefono. Sono sul pullman del <strong>Basket Montebelluna</strong>, diretto a Corno di Rosazzo per la partita di serie C Gold contro la formazione locale.<br />
Al telefono, un mio amico mi informa che si è “ri-aperta” la posizione di direttore tecnico della <strong>NBA Basketball School</strong> ad Izmir, in Turchia.</p>
<p>Avevo infatti già avuto un colloquio con due responsabili NBA, i quali stavano contattando potenziali allenatori. Eravamo rimasti in 4, ma a Novembre 2019 mi avevano comunicato che un altro allenatore americano era stato prescelto. Poco male&#8230; In quel momento io ero impegnato con la squadra del BVO Caorle nel campionato di serie C Gold e con due loro gruppi giovanili.</p>
<p>In poco tempo però le cose erano cambiate. All’inizio di gennaio 2020, dopo una sosta natalizia molto lunga imposta dalla dirigenza del BVO Caorle ed una sconfitta nella partita del 12 gennaio (per coincidenza, proprio contro il Basket Montebelluna), i dirigenti caorlotti decidono di affidare la squadra ad Alberto Zorzi, fino ad allora mio assistente allenatore.</p>
<p>Dopo una settimana decido di arrivare ad un accordo con la società veneziana e di tornare a casa. Esattamente dopo un’ora dal comunicato stampa della Società BVO, ricevo una telefonata dal Direttore Sportivo del Montebelluna Basket, Francesco Roccon.<br />
Mi spiega che il nostro comune amico Coach Guido Novello, allenatore a Montebelluna, avrà bisogno di assentarsi dal lavoro in palestra per motivi personali e mi chiede se posso supplire alla sua assenza. Dopo un memorabile pranzo, tra le colline di Valdobbiadene (!) con Coach Guido e Francesco, do la mia disponibilità.</p>
<p>Un articolo del regolamento della Federazione Italiana Pallacanestro mi impedisce però di dirigere la squadra dalla panchina durante le partite. Quindi lavorerò in allenamento, in settimana con i miei assistenti Simone Zamuner ed Alessandro Parise. Saranno loro poi a dirigere la squadra in partita, sotto l’occhio esperto di Oscar Lucati, che figurerà ufficialmente come capo allenatore avendo una licenza/tessera di livello superiore.</p>
<p>Torniamo alla telefonata “turca”.<br />
L’allenatore prescelto dalla NBA per motivi personali ha dato le dimissioni, ed è tornato in America. Ad Izmir si trovano quindi senza il capo allenatore. Mi chiedono la disponibilità a partire al più presto. Gli spiego la mia situazione. Ci risentiremo dopo il fine settimana.</p>
<p>A Corno di Rosazzo vinciamo una difficilissima partita per 81-80. È la seconda partita consecutiva che riusciamo a vincere con il sottoscritto in tribuna (forse è questo il segreto!). Sono molto combattuto. Sto facendo il “supplente” ad un bell&#8217;insieme di giocatori che in questo momento particolare mi ha accolto e fatto sentire immediatamente parte del gruppo. Non è affatto una cosa scontata e lo apprezzo da subito.</p>
<p>Ora li dovrei lasciare per andare in Turchia? È anche vero che simili occasioni non si presentano spesso&#8230; direi quasi mai&#8230;<br />
<strong>Cosa faccio?</strong></p>
<p>Il lunedì ne parlo con il Direttore Sportivo Francesco. È contento per me e per l’occasione che mi si presenta, ma vorrebbe anche buttarmi giù dalle scale, visto che dovrà cercare un ulteriore “supplente”! E dobbiamo anche cercare di mantenere la striscia positiva di vittorie!</p>
<p>Parlo con i turchi. Chiedo di poter partire tra 10 giorni, così da dare qualche giorno in più a Francesco per trovare un allenatore, e a me per seguire le prossime due partite (domenica e mercoledì). Con sollievo i turchi accettano. Partirò giovedì 20 febbraio, la mattina dopo la seconda partita.</p>
<p>La notizia della mia futura partenza è tenuta riservata. I giocatori, nonostante le due vittorie consecutive, sono concentrati sui prossimi due incontri. Vincere con Trieste (a Montebelluna) e a Bassano del Grappa porterebbe ad una posizione di classifica un po&#8217; più tranquilla&#8230; ma gli avversari sono temibili e hanno più vittorie di noi.</p>
<p>Per farla breve: vinciamo la domenica in casa contro <strong>Trieste</strong>, con una performance che raramente ho visto. Infatti il punteggio del primo quarto sarà uno straordinario 36-8, mentre il punteggio finale sarà di 97-71. <strong>Sono tre vittorie di fila</strong>!</p>
<p>Tre giorni dopo, il mercoledì sera, siamo in campo a <strong>Bassano del Grappa</strong>. Durante la partita rimaniamo sempre in contatto di punteggio con i padroni di casa. È una squadra che ha grandi mezzi atletici e riusciamo a limitare la loro esuberanza, con cambi di difese e piccoli accorgimenti tattici. Nell’ultimo quarto, riusciamo ad avvantaggiarci di 6-7 punti, e con l’esperienza dei nostri veterani e l’intensità dei più giovani, manteniamo il margine fino alla fine! Quattro vittorie consecutive!</p>
<p>I ragazzi sono stati bravissimi. Con attenzione, intensità e spirito di squadra hanno sopperito ad infortuni, giornate storte, arbitraggi inadeguati ed hanno meritato queste vittorie contro avversari di valore. <strong>Bravi, bravi, bravi&#8230;</strong></p>
<p><strong>E ora devo andare in spogliatoio e dirgli che vado via&#8230;</strong></p>
<p>Comincio il discorso e nonostante mi fossi ripromesso di non arrivare “alla lacrima”, crollo alla seconda frase&#8230; un mio classico&#8230;<br />
Ricevo abbracci da tutti e auguri per il nuovo incarico. Un bel gruppo di persone, giocatori e dirigenti, ai quali rimango affezionato.</p>
<p>Ho la valigia già in auto. Parto alla volta di Padova dove mi aspetta la mia compagna Nicoletta.<br />
Domani sarà una triste “autista” verso l’aeroporto di <strong>Venezia </strong>.</p>
<p><em>[Continua&#8230;]</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Basket in Messico&#8221; di Coach Lino Frattin – Cap. 10, Ultimi giorni</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 09:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ufficiostampa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli di lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti di viaggio di Coach Lino Frattin e la sua esperienza nella Liga Nacional de Baloncesto Profesional alla guida del Club Correcaminos UAT, tra il 2016 e il 2017. Capitoli precedenti: Cap. 1 &#8211; Cap. 2 &#8211; Cap. 3 &#8211; Cap. 4 &#8211; Cap. 5 &#8211; Cap. 6 &#8211; Cap. 7 &#8211; Cap. 8 &#8211;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Appunti di viaggio di Coach Lino Frattin e la sua esperienza nella Liga Nacional de Baloncesto Profesional alla guida del Club Correcaminos UAT, tra il 2016 e il 2017.</em><br />
<em>Capitoli precedenti:</em> <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-1-si-parte/" target="_blank" rel="noopener">Cap. 1</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-2-subito-al-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">Cap. 2</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-3-scommesse/" target="_blank" rel="noopener">Cap. 3</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-4-partite-in-casa/" target="_blank" rel="noopener">Cap. 4</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-5-paese-che-vai/" target="_blank" rel="noopener">Cap. 5</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-6-argento/" target="_blank" rel="noopener">Cap. 6</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-7-ospedale/" rel="noopener" target="_blank">Cap. 7</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-8-solo-coltelli/" rel="noopener" target="_blank">Cap. 8</a> &#8211; <a href="http://castelfrancovenetosport.it/basket-in-messico-di-coach-lino-frattin-cap-9-ultime-partite/" rel="noopener" target="_blank">Cap. 9</a></p>
<p>Per chi volesse avere qualche informazione in più e vedere l’ultima partita della stagione, vi indico il sito della Lega e il link per la partita Soles-Correcaminos del 11 febbraio 2017: <a href="http://www.lnbp.mx" rel="noopener" target="_blank">www.lnbp.mx</a> &#8211; <a href="https://youtu.be/5kAfvUa-e-s" rel="noopener" target="_blank">https://youtu.be/5kAfvUa-e-s</a></p>
<p>Tornato da Mexicali, non penso che a dormire. Sono sveglio da 27 ore. Inutile dire che la giornata successiva mi vede decisamente “sfasato”. Ricevo una telefonata dal General Manager che mi prospetta un clinic (l’equivalente di uno stage/corso per allenatori) di tre giorni in una bellissima città costiera sull’Oceano Pacifico. Accetto con entusiasmo, anche perché mi annoierei a stare a Victoria per una settimana intera, con nulla da fare. Mi dice che mi darà tutti i dettagli il giorno seguente. La città in questione è La Paz, una rinomata destinazione turistica che sebbene sia distante, credo valga la pena di visitare.</p>
<p>Purtroppo da quel momento, il General Manager è irreperibile per due giorni! Dopo le 48 ore, mi invia un messaggio via whatsapp, informandomi che ha parlato con l’Associazione Allenatori Messicana che vorrebbe ora la mia partecipazione al Clinic Internazionale di Durango. A parte la diversa attrattiva, la città di Durango è situata tra le montagne, e dalle prime informazioni non è facile arrivarci.</p>
<p>Mi consulto con Luis, anche lui relatore al clinic di Durango, e dopo una ricerca sulle mie opzioni di viaggio, decido che rischierei di perdere il volo di ritorno in Italia, già fissato per la mattina di lunedì 20. Comunico la mia decisione al presidente dell’Associazione Allenatori e mi appresto a vivere quattro noiosi giorni a Ciudad Victoria.<br />
Per fortuna, uno dei due giocatori tornati qui a Victoria, Gerardo Gonzales, studente all’università UAT, mi chiede se sono disponibile a lavorare con lui, sui fondamentali individuali. Ogni mattina quindi lavorerò con lui, fino alla mia partenza di domenica mattina per McAllen, Texas, da dove lunedì mattina parte il primo dei tre voli che mi riporteranno in Italia.</p>
<p>Siamo arrivati a Domenica; sveglia e partenza alle 6.00 dal Hotel City Express. L’autobus delle 6.30 per Reynosa  mi porterà in quella che è ancora una delle cittadine più violente del Messico. Essendo sul confine con gli Stati Uniti è palcoscenico di scontri armati tra gruppi di trafficanti di droga, con centinaia di morti ogni anno. Per fortuna devo starci per solo un&#8217;ora, in attesa di un secondo autobus che mi porterà oltre confine, a McAllen, Texas, piccola città di 130.000 abitanti.</p>
<p>Durante il viaggio in autobus, penso a quali cose particolari non ho menzionato nei capitoli precedenti, come ad esempio:<br />
• In Mexicali, i migliori ristoranti sono cinesi, grazie alla grande comunità asiatica che si è stabilita in California e Baja California<br />
• In auto, ad un semaforo rosso, posso svoltare a destra<br />
• In Europa bevono la tequila con sale e limone; in Messico la preferiscono liscia, così com’è<br />
• Una bevanda molto popolare è la “agua Jamaica” che non è altro che quella che noi conosciamo come infuso di Karkadè<br />
• Il termine “sombrero”, che noi associamo al copricapo tradizionale messicano, è la traduzione in spagnolo del termine cappello, senza particolare distinzione; deriva da “sombra”, &#8220;ombra&#8221; in spagnolo<br />
• Come negli USA, nei ristoranti, è norma lasciare una mancia (qui si chiama “propína”); ma nel Messico si va oltre: si lascia la mancia quasi a tutti, compreso al benzinaio dopo il rifornimento!<br />
• Considerando la morfologia del territorio, ed il clima, credevo di trovare in Messico anche del buon olio di oliva&#8230; Mi sbagliavo: non viene prodotto, e quello importato è ovviamente costoso<br />
• Sulle strade nei centri italiani, abbiamo i dissuasori di velocità, piccoli dossi che fanno rallentare le auto; in Messico esagerano: sono cordoli di marciapiede, ricoperti di asfalto… altissimi!<br />
• Della cucina italiana, non sento molto la mancanza. Ma una cosa che mi manca moltissimo è il pane dalla crosta croccante!</p>
<p>A McAllen, il mio hotel è di fronte all’aeroporto e di fianco ad un grande “mall” o centro commerciale. Faccio una passeggiata di un paio d’ore tra il centinaio di negozi e mangio qualcosa. Ritorno poi al mio hotel per approfittare dei canali televisivi sportivi che fino a notte fonda trasmettono partite di basket universitario.<br />
Il giorno successivo è il 20 febbraio, giorno del mio volo. Piove. È una rarità per McAllen, che in un anno ha solo circa 57 giorni di pioggia (circa la metà dei giorni di Roma). Nel piccolo aeroporto (che si fregia del titolo “International” visto che ha anche un volo verso il Messico, che in linea d’aria dista un chilometro&#8230;) faccio il check-in, pago il mio bagaglio in eccesso (accidenti agli outlet!) e dopo circa un’ora e mezzo di volo, sono a Dallas. Qui ho una lunga pausa di 5 ore, fino alle 18:30 quando mi imbarcherò per Londra, aeroporto di Heathrow.</p>
<p>Il volo per Londra dura 9 ore e prima del decollo ho un po’ di fortuna, e riesco a scambiare il mio posto &#8211; finestrino &#8211; con un posto vicino al corridoio. Il volo è abbastanza tranquillo, però atterriamo con una mezz’ora di ritardo a London-Heathrow. Ora si pone il problema del cambio di aeroporto. Tra meno di 3 ore parte il mio volo per Venezia, però da un altro aeroporto: quello di Gatwick!<br />
Proprio quando sto per scendere dall’aereo, ricevo una telefonata dall’autista del taxi (prenotato online), sul trasferimento all’aeroporto di Gatwick. Mi dice che fuori dal terminal è in corso una manifestazione contro l’espansione dell’aeroporto. La viabilità è bloccata, e mi suggerisce di trasferirmi al terminal 5, dove mi attenderà con un cartello con il mio nome. Ritiro il mio bagaglio, passo il controllo passaporti e con una navetta mi trasferisco al terminal 5, all’altra estremità dell’aeroporto.</p>
<p>Trovo l’autista e ci mettiamo in strada. Purtroppo, ormai manca solo un&#8217;ora e mezza al mio volo per Venezia, ed il tragitto dovrebbe durare poco meno di un’ora. Ho i minuti veramente contati. A dieci minuti dal previsto arrivo al terminal sud di Gatwick, un incidente sull’autostrada ci rallenta ulteriormente. Ormai non ho speranze&#8230;<br />
Arrivo a Gatwick e avendo perso il volo, mi reco al “desk” della British Airways. Una addetta molto gentile mi prenota senza ulteriori costi sul volo delle 16.40, e per scusarsi del ritardo del volo precedente, mi consegna anche dei buoni da utilizzare nei ristoranti al piano superiore. Dopo tante corse, un pranzo gratuito ed una pausa di tre ore non mi dispiacciono affatto.<br />
Finalmente alle 16.00 salgo sul volo per Venezia e mi sistemo al mio posto lato finestrino. Da questo momento non ricordo più nulla. Mi risveglio all’atterraggio all’aeroporto Marco Polo di Venezia. Sono le 20.00, ed è bello essere di nuovo in Italia, temperature invernali comprese. Mi attendono in auto nel parcheggio dell’aeroporto e mia figlia mi fa trovare una croccante baguette. Rientriamo a casa. Un veloce saluto ai miei genitori e la stanchezza si fa sentire. Con l’eccezione del periodo dormito sull’ultimo volo, sono sveglio da 28 ore. Da domani si ritorna in palestra con i ragazzi. </p>
<p>L’esperienza messicana mi ha insegnato molto, mi ha fatto conoscere persone interessanti e per quanto riguarda la pallacanestro, un mondo molto diverso da quello Europeo. Per me, in definitiva, un’esperienza utile, sotto molti punti di vista. </p>
<p>Per concludere questi appunti di viaggio, concordo con quanto scritto sul bigliettino trovato in un biscotto della fortuna in un ristorante cinese nel “mall” di Mc Allen:<br />
<em>“Quando finisci di cambiare, sei finito”</em><br />
Vediamo quindi cosa mi riserva il futuro!</p>
<p>Un saluto a tutti,<br />
<em>Carlos</em></p>
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